La colonizzazione ci presenta il conto

La colonizzazione ci presenta il conto
Print Friendly, PDF & Email

Strano posto le Hawaii. […] L’umile predicatore del New England che v’approdò nella terza decade del XIX secolo era spinto unicamente dal nobile scopo di insegnare ai kanaka a rispettare e adorare l’unico autentico e innegabile Dio. e in questo, oltre che nel civilizzare i kanaka, riuscì tanto bene che alla seconda o terza generazione quelli erano praticamente estinti. Se questo fu il frutto del seme del vangelo, quello del seme dei missionari (i figli e i nipoti) fu il possesso delle isole stesse: terra, porti, città e piantagioni di canna da zucchero. I missionari venuti a distribuire il pane della vita rimasero a ingozzarsi al gran festino pagano”.

Jack London, “Racconti del Pacifico”.

Ci voleva il grande scrittore californiano, per descrivere in poche parole la difficile situazione attuale. Diverse zone del mondo stanno vivendo contesti complicati e momenti molto difficili, che possiamo ricondurre ad una unica causa originaria, quella che abbiamo sempre chiamato colonizzazione e che potremmo invece definire con la sua caratteristica più genuina: sfruttamento.

La morte di James Cook alle Hawaii, il 14 febbraio 1779

Negli ultimi cinque secoli, le grandi potenze europee hanno solcato gli oceani e valicato montagne, alla ricerca delle materie prime che occorrevano per mantenere i rispettivi popoli e per fregiarsi di grandi conquiste. Spagnoli, Inglesi, Francesi, Olandesi, Portoghesi, e in tempi più recenti altre nazioni europee, hanno inviato nei più remoti angoli del mondo eserciti e missionari, allo scopo di civilizzare popolazioni considerate inferiori, spesso a torto. A suon di cannonate hanno strappato la terra a chi la coltivava da millenni, per ottenerne i prodotti che servivano all’economia dei rispettivi Paesi.

Oggi questi popoli, privi di infrastrutture che i “colonizzatori” non si preoccupavano di costruire, se non quelle occorrenti al trasferimento in Europa delle materie prime, guardano all’Europa e al mondo Occidentale come ad una Terra Promessa, una specie di paradiso in cui poter trovare la soluzione alle proprie esistenze, rese difficili dalle privazioni inflitte dai conquistatori.

Insomma, oggi stiamo raccogliendo ciò che abbiamo seminato in passato. Inoltre le grandi migrazioni sono un fenomeno del tutto fisiologico, da quando esiste l’uomo. Come quella che circa sei millenni fa portò le popolazioni delle steppe dell’Asia centro settentrionale a colonizzare il sud del continente e la sua propaggine naturale, l’Europa.

Siamo quindi tutti figli di una migrazione, noi Europei; e forse ci converrebbe assecondare quella che stiamo vivendo oggi, e arricchirci culturalmente con quanto di buono può offrirci, anziché alzare barricate che alla fine risulterebbero inutili, sotto la spinta di queste masse di popoli in movimento.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *