Spettacoli per amore

Spettacoli per amore

Il volontariato è stato come una chiamata verso gli altri, un impulso, una luce che si è accesa nella profondità della mia anima. Ogni giorno sono sempre più riconoscente sul fatto che questo tragitto mi ha fatto crescere, mi ha dato nuove rivelazioni sul mondo che mi circonda e soprattutto mi ha fatto capire meglio chi sono io”… Queste sono le parole che Luciana Enescu ha scritto sul sito della Eneselle Spettacoli, la sua società, che si occupa di organizzare spettacoli musicali o teatrali per beneficenza. Il prossimo spettacolo sarà presentato in streaming: “Un loft per sei”, a beneficio dell’AIDO, è un appuntamento interattivo: lo spettatore esprime la propria scelta per il finale che preferisce. La compagnia teatrale Golden Ticket è stata creata appositamente per l’allestimento degli spettacoli della Eneselle, e lavora sotto la regia di Fulvio Crivello.

Anche questo è volontariato. Luciana è rumena, viene da Bacau ed è musicista. Nata in una “famiglia perbene”, come la definisce lei: “Mio padre era un piccolo borghese che mi ha fatto studiare musica da quando avevo dodici anni. Avevo iniziato con la fisarmonica, poi pianoforte e violoncello. Non ho proseguito perché la nostra scuola era molto selettiva, e con me c’erano alcuni ragazzi davvero molto bravi. In seguito ho frequentato il liceo pedagogico, per poi laurearmi in Economia e Commercio”.

La rivoluzione del 1989 lei l’ha vissuta in televisione: “È stato allora che mi sono resa conto, come la maggior parte dei rumeni, che la mia vita non sarebbe mai più stata come prima: noi conoscevamo la nostra realtà, e per la prima volta ho capito che invece era possibile volare, e che per volare era necessario farlo in un Paese in cui c’era libertà di parola”. Nel 1997 viene con suo figlio a trovare fratello e sorella, a Buttigliera. Il 27 luglio 1998 (ricorda la data precisa!) lascia suo figlio in Romania e viene a lavorare in Italia. “Avevo 35 anni. Lavoravo nella casa di una avvocatessa, che mi ha aiutato moltissimo con i documenti per la permanenza, visto che il mio permesso era limitato a qualche mese, non ricordo se 90 o 120 giorni, ed ero quindi clandestina, in teoria”.

In qualche modo l’hanno adottata, quindi.

Mi hanno proprio adottata. Tutto ciò che acquistavano per i figli, lo facevano anche per me. Pensi che i figli avevano un salvadanaio in cui mettevano i propri risparmi, allo scopo di contribuire a far venire mio figlio in Italia. La mia salvezza è stata lavorare in una famiglia con bambini, che mi hanno aiutato a superare la distanza che mi separava da mio figlio. Li portavo dappertutto: in piscina, in palestra, come fossero figli miei”.

Nel 1999, ottenuto un regolare permesso di soggiorno, Luciana è andata in Romania a prendere suo figlio per portarlo in Italia, con lei: un anno non è molto, ma quando la famiglia è lontana, è tantissimo. “Un anno senza mio figlio è un buco nella mia vita. Ho capito molto di me, del mio essere madre, da quanto mi è mancato. In quel periodo ho provato una sensazione che non avevo mai constatato: mi mancava la terra sotto i piedi, mi sembrava di camminare sospesa nell’aria”.

Il viaggio di andata, insieme al suo compagno di allora, italiano, avvenne attraverso Austria e Ungheria; avevano provato a passare nei Paesi della ex Jugoslavia, ma le autorità avevano negato l’entrata a lui, non a lei che era rumena. Quei Paesi uscivano dalla sanguinosa guerra che li aveva dilaniati: “Ho visto i disastri della guerra sulle strade, sulle case… Una sofferenza che non riesco a descrivere. Il viaggio di ritorno, sempre via Ungheria e Austria, fu più facile, perché mio figlio aveva tutti i documenti in regola, io avevo ottenuto il visto per il ricongiungimento familiare.

Dopo qualche anno, mentre i bambini crescevano e anche mio figlio mostrava maggiori esigenze, ho cominciato a desiderare un’altra vita, un lavoro diverso. Ma lasciare quella famiglia non è stato facile, tutt’altro. Ci eravamo affezionati gli uni agli altri. Ho trovato ad Alpignano un negozio di elettrodomestici, di cui allora non capivo nulla. Però conoscevo molto bene l’amministrazione, per via della laurea, ma anche per aver frequentato corsi di aggiornamento qui in Italia, visto che la contabilità che avevo studiato durante il periodo comunista era leggermente diversa. Mi sono accorta che il proprietario faceva diversi pasticci nella contabilità, e ho preferito andarmene. Sono stata assunta da un’amica nel suo negozio di abbigliamento ad Orbassano, ma soltanto a mezza giornata. Non mi bastava, per mantenere mio figlio, ed ho quindi cominciato a guardarmi un po’ in giro, anche tramite le mie conoscenze.

Sono capitata in un’agenzia di spettacoli, molto importante, in Torino, la Masel, specializzata appunto nel settore dello spettacolo benefico. Non è stato facile, lasciare la mia amica, ma non potevo perdere questo treno”.

In poco tempo Luciana ha conquistato piena fiducia: forse per la sua sincerità, forse per la sua capacità di prendersi tutte le responsabilità, fatto sta che nel giro di un paio d’anni, i titolari dell’agenzia sono andati a lavorare a Bolzano, lasciando tutta la baracca nelle sue mani.

Ed è davvero una persona affidabile: “Mi sono appassionata al mondo dello spettacolo, in particolare a quello benefico. Io sono comunque una straniera, devo per forza dimostrare di saper lavorare, di essere seria e trasparente; e lavoro molto, torno a casa molto tardi, la sera, ed è una cosa che premia, non sento neppure la stanchezza perché lavoro con passione. Anche adesso che nessuno mi controlla, io potrei andare a fare shopping oppure in palestra, invece no, mi piace e lavoro. Ma è un’abitudine che ho da sempre: in Romania, a trent’anni gestivo una società di trecento persone. C’è stato un periodo in cui ho addirittura annullato la mia vita personale, per il lavoro. Oggi do lavoro ai miei cinque dipendenti e mi va bene così”.

Luciana lavora tanto che quando i titolari sono rientrati, nel 2013, ci sono stati dei problemi. Avevano lasciato la gestione completa dell’agenzia a lei, perché era loro intenzione andare in pensione a Bolzano. Le cose sono andate male, e sono tornati nell’agenzia torinese che ormai Luciana aveva modellato a sua immagine, con il suo sudore. I dipendenti avevano cominciato ad amare il suo modo di lavorare, e le hanno quindi manifestato il desiderio di restare con lei. Era nata la Eneselle Spettacoli, e alcuni clienti l’hanno seguita. Luciana ha dovuto anche scegliere il destino del rapporto con suo figlio. “Io volevo che mio figlio studiasse, mi sarebbe piaciuto che lo avesse fatto in Italia. Il mio compagno italiano di allora era meno convinto del valore dello studio, diceva che non serve a molto, per vivere bene. Così, ho dovuto scegliere, e ho scelto di stare da sola con mio figlio”.

Il figlio di Luciana è però tornato in Romania nel 2015, oggi studia medicina, dopo essersi diplomato al Santorre di Santarosa. Lei, invece, ha frequentato un corso all’Università per stranieri, conseguendo il diploma di docente di italiano per stranieri. Dal 2017 ha il permesso di soggiorno permanente.

Sono una musicista, in effetti. Ho studiato i numeri e la contabilità perché mi aiutano a mantenere un ordine mentale, ma facendo questo lavoro mi sono resa conto che amo il mondo dello spettacolo e la musica. Se io non fossi partita per l’Italia, forse sarei stata più ricca, economicamente, avevo anche un autista, per esempio. Ma sarei stata più povera spiritualmente: la scelta di vivere quest’avventura mi ha arricchito, all’Italia devo la mia crescita interiore”.

Lo deve anche al suo coraggio, quindi.

Certo, sicuramente. Lo devo all’incoscienza di vivere da sola questa esperienza. Se ripenso ad alcune serate, in cui rientravo da sola da qualche corso, a tarda sera, anche a mezzanotte, penso che avevo un po’ paura, percorrendo certe vie al buio”.

La storia di Luciana è molto più complicata di quanto abbiamo detto, non è possibile raccontarla in poche parole. Ma si tratta comunque di una storia significativa, di difficoltà ma anche di integrazione. E ancora una volta il nostro Paese si rivela terra complessa, piena di contraddizioni ma anche di opportunità per chi abbia la forza di cercarle con caparbietà ed onestà.

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