Il libro di carta non è morto, è vivissimo.

Il libro di carta non è morto, è vivissimo.

Anche nel 2016 il Salone del Libro, al Lingotto di Torino dal 12 al 16 maggio, ha fatto registrare un grande successo di pubblico, tenendo anche conto del sospetto che i dati sull’affluenza degli anni scorsi fossero stati “gonfiati”. Un’edizione sofferta, questa, di un Salone che il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini aveva aperto definendola “la più importante manifestazione italiana del settore e una delle maggiori a livello europeo”, contrassegnata nei mesi precedenti da contrasti e proseguita poi con il “gran rifiuto” delle maggiori case editrici in favore della manifestazione parallela di Milano. Il Salone del 2017 sarà una scommessa che Torino farà di tutto per vincere.

I numeri dell’edizione 2016, ospiti d’onore gli scrittori di cultura araba e la Regione Puglia, erano notevoli: mille espositori, 500 operatori internazionali, cinque ministri, due Premi Nobel e la novità assoluta, il biglietto d’ingresso dimezzato per l’ingresso dopo le 17. All’interno, gente di ogni tipo: dagli operatori del settore quali editori, autori, manager e così via, all’eterogeneo pubblico di studenti e insegnanti, semplici curiosi e moltissime famiglie, i cui genitori cercano di cogliere tra gli stand tutte le opportunità di lettura per i figli.

Negli stand le trovate più originali, per riuscire a “catturare” i curiosi: si va dall’enorme coniglio rosa, nella zona dell’editoria dedicata ai bambini, alla figura in grandezza naturale del Joker dal volto di Jack Nicholson, oggetto di selfie e foto-ricordo da parte dei ragazzini. Davanti allo stand della Puglia un enorme drago attira i bambini, in quello del Friuli opera, con tanto di penna d’oca, un amanuense della “Scuola Italiana Amanuensi”, che promette un segnalibro personalizzato dal tuo nome scritto in caratteri gotici. Nello stand dell’elvetica Edizioni Casagrande si può trovare una versione di “Heidi” scritta in dialetto ticinese.

Lo stand Feltrinelli reca sulla parte alta, in grandi caratteri e ben visibile da ogni parte del padiglione, la frase “I libri sono tutto. I libri sono la vita” di Inge Feltrinelli. C’è il settore, presente ormai da anni, dedicato ai giochi di ruolo fantasy, sempre amati da giovani e non, ovviamente pieno di giocatori; ci imbattiamo, presso lo stand della casa editrice BAO, nella lunga coda per la dedica di Michele Rech, meglio conosciuto come Zerocalcare, uno dei fumettisti più amati del momento.

Infine, abbiamo seguito, nello stand delle Forze Armate, l’avvincente racconto di Letizia Valentino, Capitano Medico del battaglione di paracadutisti d’assalto Col Moschin, dell’avventura che ha vissuto tra novembre 2015 e febbraio 2016 in Antartide. Un viaggio tra le basi scientifiche di Concordia, Proud’homme e Dumont d’Urville, tra pinguini, foche e skua, i grandi uccelli tipici del Polo Sud; l’ufficiale, ospite nel marzo 2016 nella trasmissione TV condotta da Fabio Fazio, ci racconta del grande silenzio che l’ha colpita e più in generale della vita a cinquanta gradi sottozero.

Noi siamo andati in giro a far domande ad alcuni editori grandi e piccoli,  per capire meglio a che punto è la lettura, nel nostro Paese.

È proprio vero che la gente non legge più?

Stefano Losani, Baldini &Castoldi: Dai dati la gente non ha mai letto, in Italia la percentuale di lettori è davvero bassa, i peggiori in Europa. Leggono più le donne, senza dubbio. Il problema è l’altissimo numero di pubblicazioni, circa 56.000 titoli l’anno, ma i lettori sono pochi. C’è più gente che scrive, ormai tutti si credono scrittori, ci arriva una quantità di manoscritti incredibile. Il settore pare in ripresa, anche se è un parolone, diciamo che per il primo anno non chiude in segno negativo.

Salvatore Pisano, Feltrinelli: No, la gente continua a leggere, ma ora è più pignola nel selezionare gli acquisti. Se una volta comprava tre libri e poi qualcuno restava sul comodino non letto, adesso ci pensa due volte, e questo ha inciso sulle vendite, ma dire che non si legge pare eccessivo, mancano gli acquisti “d’impulso”.

Marianna, Mondadori: No, non è vero, la gente legge ancora, solo che se ne dimentica. Oggi, per esempio, una signora ha preso dei libri, anche costosi, e ha fatto capire di aver fatto una spesa fuori dal normale, come se le bastasse fino al prossimo anno, come fosse un evento importante.

Antonio Colosimo, Rubbettino, casa editrice calabrese: No, se trova il genere adatto la gente si appassiona. Soprattutto narrativa, anche se non è il nostro campo, noi abbiamo moltissimi titoli di saggistica, soprattutto politica ed economica.

Diego Belloni, responsabile edizioni digitali IBS: La gente continua a leggere, purtroppo è difficile vedere nuovi lettori. Un dato sconfortante è che il 42% degli italiani legga soltanto un libro all’anno.

Marco Malandra, Raffaello Cortina editore, Milano: No, in un incontro qui al Salone si è detto che i dati sono in controtendenza, però è vero che la gente legge in modo sempre più disordinato, sempre meno gente riesce a stare sul libro, leggerlo fino alla fine, impegnarsi nella lettura o trovare tempo per farlo; c’è frammentazione sia da parte degli editori sia da parte dei lettori, a volte un po’ smarriti. Forse la lettura sui social, veloce e poco oculata, porta ad un po’ di superficialità.

Giulia Passerini, editrice Il Mulino, Bologna: E’ solo una sensazione, sicuramente. Difficile da stabilire, noi vediamo un mercato vitale, un interesse che è dimostrato anche dal moltiplicarsi delle manifestazioni legate ai libri.

Matteo Luteriani, Luni editrice, Milano: Le persone leggono diversamente. Certo che l’abbassamento culturale del Paese non contribuisce alla diffusione della lettura. Facile trovare ragazzi che considerano la lettura un obbligo, invece che un piacere. Occorre anche che i programmi ministeriali siano studiati in modo da proporre titoli che invitino alla lettura, non che la penalizzino, e rivalutare certi autori considerati di serie B, ad esempio Salgari, apprezzato più all’estero che da noi.

Dalla Vigna, edizioni Mimesis: Non ci preoccupa, noi abbiamo titoli di settore, specifici, la crisi dei lettori può preoccupare case come la Mondadori, Rizzoli o Feltrinelli, non noi.

Carlo Robilio, Interlinea: Secondo i dati di vendita, sì, c’è un calo, purtroppo, ma direi che in linea di massima è cambiato il modo di fruire della lettura, dovuto anche al mutare della società e alla mancanza di tempo. Si legge tramite il web, oppure attraverso sintesi, pezzi di libro. Direi una lettura “verticale”, una volta ampia, aperta a vari settori, oggi puntata sui propri interessi, professionali e non.

Jacopo De Michelis, Marsilio: Non è una novità, le statistiche dicono che più della metà degli italiani non legge, è un dato di fatto con cui facciamo i conti non da oggi. Il mercato editoriale è sostenuto da una piccola percentuale, 20-30%, di lettori forti, che leggono almeno un libro al mese.

Silvia Bellucci, Exorma di Roma: Secondo me occorre fare una distinzione. In questo periodo vengono sfruttati alcuni generi verso i quali sono indirizzate tutte le risorse. Ciò provoca un “effetto soufflé”, cioè dopo un po’ il genere, saturato, si sgonfia e questo porta alla non-lettura. Occorre cercare nuove cose, e le case editrici indipendenti lo fanno. Noi, qui, abbiamo creato “Editori in scambio”, con altre 23 case editrici: ogni editore è andato nello stand di un altro a promuovere un libro di quella casa editrice, che aveva letto. Semplicemente per promuovere la lettura, visto che oggi si vince se si vince tutti insieme. È stato un bellissimo evento.

Il libro di carta è davvero morto, o moribondo?

Losani: Al contrario, il libro di carta è vivo, vivissimo. Un bell’articolo sul New York Times dice che per la prima volta non si registra una crescita del libro digitale, mentre è cresciuto tanto il cartaceo, anche in Italia. Il digitale si è ormai stabilizzato su una quota pari al 5-6% del mercato, mentre il cartaceo continua a vendere.

Pisano: Ma no, assolutamente! I dati dicono che l’e-book è in calo, anche in Paesi dove è uscito da qualche anno. Rimane una fascia di lettori che continuerà ad utilizzarlo, e basta.

Marianna: No, anzi, nell’ultimo anno c’è un calo di vendite degli e-reader. Ci ha però fatto perdere dei clienti, ci siamo resi conto di persone che vedevamo giornalmente e compravano tantissimo, ma il lettore accanito legge sia su carta che su e-book. Ovviamente seleziona: il libro importante è cartaceo, se invece viaggia, oppure non è sicuro che gli piaccia, allora fa la scelta dell’e-book.

Colosimo: Assolutamente no, dai nostri dati risulta che in Italia, nel 2015, è stato venduto soltanto il 4,2% di e-book. Perciò lunga vita al libro!

Belloni: La lettura digitale coinvolge i lettori “forti”, già abituati a leggere molto. Però il digitale, seppur in crescita, si aggira pur sempre sul 3-4% del mercato, quindi il settore vive e continuerà a vivere sulla carta. La lettura digitale può essere alternativa, perché il prezzo dell’e-book è conveniente, bisogna però acquistare il dispositivo. Nel caso di libri pesanti, il formato digitale è più comodo.

Malandra: Per noi è l’esatto contrario. I dati ci mostrano che in Italia il mercato dell’e-book non ha mai attecchito, e in America sta regredendo. Noi siamo nel settore dell’editoria specializzata, quindi di nicchia, testi di psicologia e in genere scientifici, e il formato cartaceo è di gran lunga il più utilizzato. Non alzerei bandiera bianca.

Passerini: Non è vero neanche questo. Anche noi abbiamo raccolto la sfida dell’e-book, ma i due formati possono tranquillamente convivere.

Luteriani: Falso problema, il mercato digitale è intorno all’1-2%, dipende anche dai titoli, i grossi libri vanno sul digitale. Noi abbiamo una saggistica che vende sempre in cartaceo.

Dalla Vigna: Dipende da cosa si legge, se l’esigenza di concentrazione è bassa, se si legge Dan Brown sotto l’ombrellone, va bene il digitale, ma se leggi un testo di yoga e devi meditare, il cartaceo è quasi d’obbligo.

Robilio: Il libro cartaceo non morirà mai, perché tra digitale e libro sono due esperienze completamente diverse. La speranza è che dal mondo digitale vengano nuove opportunità di rilancio del cartaceo. Non vediamo la lettura digitale come qualcosa che fa morire la carta, semmai come uno strumento ed un prezioso alleato.

De Michelis: Non è assolutamente vero. L’e-book è una realtà in crescita, ma ancora minoritaria, in Italia siamo al 5% del mercato. I dati dicono che il cartaceo sarà la forma principale di fruizione del libro ancora per un discreto numero di anni.

Bellucci: No, non sta morendo. Di ogni libro noi realizziamo anche la versione digitale, diffusa tramite internet che, va detto, è una grande risorsa. Non sono contraria all’e-book, ma credo che non riesca a soppiantare un libro cartaceo, sono due cose diverse, due mercati paralleli. Penso comunque che il libro resterà più diffuso e non morirà per l’e-book.

Quel è, nella sua intera carriera di “libraio”, il libro che ha consigliato più volentieri, in assoluto?

Losani: “Stoner” di John Williams.

Pisano: Il mio preferito è “Shantaram”, di Gregory Roberts, che non è di Feltrinelli (ride)!

Marianna: Caspita, che domanda! Diciamo che amo ciò che sto leggendo in quel momento. Quando ho iniziato consigliavo classici quali “Il giovane Holden”, e poi Murakami, ecco, sì, “Norwegian wood”.

Colosimo: Sicuramente il libro con cui la nostra casa si è fatta conoscere, “La mafia durante il fascismo”, un nostro classico.

Belloni: Dipende dai periodi, Céline, Hermann Hesse, Kundera.

Malandra: Un titolo nostro, il migliore nel campo della psicoterapia, ma adatto anche ad un lettore non specialista, “Il corpo accusa il colpo”, di Bessel Van der Kolk, un libro che parla alle persone più di quanto si creda.

Passerini: “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, di Carlo Maria Cipolla, un long-seller che nel corso degli anni abbiamo ristampato in nuove edizioni.

Luteriani: Dipende dagli interessi di chi mi ascolta. Gli scritti di Renzo De Felice, per esempio. Sei volumi per millecinquecento pagine.

Dalla Vigna: Recalcati, e poi “L’ultima vittima di Hiroshima”, di Günther Anders, il primo marito di Hannah Arendt, la storia del pilota che ha sganciato la bomba, preda di sensi di colpa, un carteggio tra i due molto interessante.

Robilio: La farò sorridere, ma è il libro che ho letto tre volte, da bambino, il Libro Cuore di De Amicis. Un libro che può rientrare tra i libri di formazione, che insegna ad aver cura dei sentimenti.

De Michelis: Di Marsilio, sicuramente la trilogia di Stieg Larsson.

Bellucci: Quando Exorma ha deciso di pubblicare “Piccolo bestiario indiano” si pensava ad un refuso in copertina, “J.L. Kipling”, perché si lui chiamava Rudyard. Invece questa è una chicca, in realtà si tratta del padre di Kipling, che è stato in India per quarant’anni, e da cui Rudyard ha preso ispirazione per il “Kim”, che si apre con la figura di un uomo che lavora in un museo, come il padre, con la descrizione degli animali, insomma un ritratto dell’India di inizio Novecento fatto dal padre.

Il libro che ha venduto di più qui, oggi?

Losani: L’autobiografia di Elvis Costello, che esce in questi giorni.

Pisano: Il nuovo libro di Simonetta Agnello Hornby, “Caffè amaro”, una bella storia siciliana di donne e tradimenti, ambientata nei primi anni del Novecento.

Marianna: Jojo Moyes, e poi i “Bravo”, la nostra promozione, due libri a € 15.

Colosimo: “Storia dell’Italia mafiosa”, di Isaia Sales, presentato da lui stesso qui, ieri. Oppure “I lupi e gli agnelli” di Gigi Moncalvo.

Malandra: Massimo Recalcati, il più grande psicanalista lacaniano in Italia, la sua monografia in due volumi su Jacques Lacan, ad un prezzo non banale.

Passerini: Un libro che ci ha sorpreso, perché costoso, “Il grande racconto del viaggio in Italia” di Attilio Brilli. Grande volume, pieno di illustrazioni, difficile da rendere in e-book, per riallacciarci al discorso di prima.

Robilio: Le collane per bambini, per esempio “Benvenuto, pomodoro!” di Anna Lavatelli, con l’anima digitale, cioè con una “app” che consente di scaricare ulteriori contenuti per un arricchimento rispetto alla carta. Questo è uno degli esempi di “alleanza” tra carta e digitale di cui parlavo.

De Michelis: “Il ballo degli amanti perduti” di Gianni Farinetti, piemontese, un giallo ambientato nelle Langhe.

Bellucci: “La strage dei congiuntivi” di Massimo Roscia, uscito da due anni, con varie ristampe, un romanzo noir come escamotage per parlare di grammatica. Alla pari, direi, “Neve, cane, piede” di Claudio Morandini.

 

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