Addio dolce Gaitàn

Addio dolce Gaitàn

E’ inutile spendere parole per chi si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito, e che soprattutto era un campione non soltanto di sport ma di civiltà”.

Con queste parole, il 3 settembre del 1989, Sandro Ciotti annunciava la scomparsa di Gaetano Scirea, uno dei più grandi campioni del nostro calcio, che in sedici anni di carriera diede esempio di sportività a tutti noi.

L’incidente automobilistico in cui Scirea perse la vita avvenne in Polonia, dove si era recato, nella sua qualità di allenatore in seconda del suo amico e compagno Dino Zoff, inviato dalla dirigenza bianconera a visionare il prossimo avversario di coppa, il Górnik Zabrze, nonostante sia lui, sia Zoff lo ritenessero uno scrupolo superfluo, visto il modesto livello dei polacchi. Fu pochi mesi prima della caduta del Muro di Berlino, e la cosa non è di poco conto. Prima dell’apertura della Cortina di Ferro, infatti, merci e beni di prima necessità erano rari e razionati. Nell’auto su cui viaggiavano lui, l’autista locale, un interprete e un dirigente della squadra avversaria, erano state caricate quattro taniche di benzina, per evitare sorprese lungo la strada. Il carburante prese fuoco in seguito all’impatto con un furgone, dovuto ad una manovra azzardata dell’autista, e per gli occupanti non c’è stato scampo, salvo che per il dirigente, che viaggiando sul sedile anteriore ha potuto rendersi conto in tempo del pericolo e lanciarsi fuori dal veicolo in corsa.

Aveva solo 36 anni e lasciava alla moglie Mariella un bimbo di tre anni e mezzo, Riccardo.

Trent’anni esatti, oggi. Inutile, come diceva Ciotti, ricordare qui tutti i suoi successi sportivi. Lo ricordiamo con le parole di un grande scrittore di sport e non solo, l’eterno Gianni Brera: “La tragica perdita di Gaetano (el nost Gaitàn) Scirea mi accora al punto da darmi il groppo in gola. Lo ricordo mite e schivo come sono soltanto gli uomini a modo, i grandi atleti vocati a una missione che assolvono sempre con devota lealtà. Ora soltanto mi accorgo quale significato avesse la presaga tristezza dei suoi occhi. Addio amico, addio dolce Gaitàn del mio paese”.

Ciao Gaetano.

 

 

 

 

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