“Un massacre, l’Italie est injuste!”

“Un massacre, l’Italie est injuste!”

Ferragosto 2011, un imprenditore di origini albanesi, in Italia da 18 anni, alla guida di un SUV percorre contromano almeno 30 km della A26 verso la Liguria, prima di fermarsi contro un’Opel Astra con a bordo quattro ragazzi francesi diretti in Slovenia per una vacanza.

L’arresto è scattato soltanto quattro giorni dopo, dopo che il clamore sui giornali (italiani e francesi)  aveva spinto gli inquirenti ad approfondire le indagini.

Ilir Beti, questo il nome dell’”imprenditore”, non era poi così ubriaco come si era pensato, visto che gli era stato riscontrato un tasso alcolico di 1,5 grammi per litro di sangue, un livello alto, ma non tale da giustificare l’incapacità di intendere e di volere.

All’alba del 13 agosto 2011, in compagnia di una ragazza russa (che dice di essere la sua ragazza), percorre la A26 verso nord, supera Ovada, ma poco dopo fa inversione e torna indietro contromano, incrocia almeno una quindicina di veicoli, urta la Peugeot 206 guidata da un pensionato (che se la caverà con un grosso spavento, un occhio livido e qualche graffio); una pattuglia della Polstrada, dopo le molte segnalazioni dei terrorizzati viaggiatori, entra in azione, ma non arrivano in tempo per evitare la tragedia, il SUV prende in pieno l’auto dei ragazzi, polverizzandola.

Il console francese è indignato: “Una cosa del genere in Francia non sarebbe successa. Da noi, quando uno beve troppo e uccide quattro persone con la sua auto, finisce in prigione”. La mamma di uno dei ragazzi, tra i singhiozzi: “Mio figlio non c’è più per colpa di uno che aveva bevuto troppo champagne e che quando è uscito dalla caserma, con quattro morti sulla coscienza, è andato a comprarsi un cellulare”.

Come si vede, la cosa sfiora l’incidente diplomatico, arrivando persino ad interessare l’allora ministro dell’Interno Maroni, che sollecita l’introduzione nel nostro ordinamento giudiziario del reato di “omicidio stradale”.

Sta di fatto che Ilir Beti viene arrestato quattro giorni dopo, il 17 agosto. La condanna arriverà nel 2012, confermata poi un anno dopo, nel giugno del 2013: 21 anni e 4 mesi di carcere. 35 anni, sposato, padre di due bambini di 4 e 5 anni, gran lavoratore e genitori anch’essi in Italia, ad Alessandria. Fin troppo facile prevedere un futuro pentimento, la buona condotta, la semilibertà, ecc.

Ma superiamo la questione degli incidenti mortali e cominciamo a parlare della quotidianità sulle nostre strade.

Sembra che il Codice della Strada sia considerato dalla media degli italiani come un vangelo le cui parabole sono insegnamenti e consigli, più che regole da rispettare. Insomma, ognuno ritiene che per guidare ed evitare guai, la cosa migliore sia applicare il buon senso.

Ma il buon senso è per sua natura altamente soggettivo, ognuno di noi ha le sue regole, il suo modo di rispettare gli altri, e convivere in questo modo è un’impresa disperata. Basta leggere ogni tanto la rubrica delle lettere ai giornali, nelle quali i lettori denunciano ogni tipo di violazione del rispetto tra cittadini al volante.

Il sig. Gianmarco Bonaffi (Specchio del 28 febbraio 2014) vuole sapere perché se lui, residente con permesso di sosta annuale, parcheggia male l’auto viene multato (giustamente), mentre lo stesso trattamento non viene applicato al commerciante che parcheggia tutti i giorni sulle strisce blu senza pagare, limitandosi a scrivere su un biglietto “sono della pizzeria sto lavorando abbiate pietà”.

La sig.ra Silvia Costamagna (Specchio del 24 novembre 2013) lamenta la situazione di Piazza Benefica, in cui, nonostante la presenza di alcuni vigili urbani intenti a controllare i documenti degli ambulanti, la sosta selvaggia di auto e furgoni in doppia fila o messi di traverso. D’accordo che i vigili sono impegnati nei controlli, ma anche dare una voce a questi automobilisti. Se manca il personale, piuttosto si potrebbe impiegare qualche disoccupato part-time, i volontari non mancherebbero!

Un simpatico scambio di battute tra il comandante dei Vigili Urbani di Torino e diversi lettori. Il comandante Alberto Gregnanini scrive, in risposta ad un lettore, che la Polizia municipale prevede interventi dedicati per il problema “doppia fila” in zone individuate e segnalate, anche attraverso telecamere, che le infrazioni sono molte più degli agenti in servizio e che si aspetta una maggiore attenzione da parte degli automobilisti più disattenti.

Ovviamente, piovono le risposte. Silvia Costamagna chiede se gli automobilisti che parcheggiano in doppia fila siano davvero disattenti, e se si possano definire tali quelli che parcheggiano sugli scivoli dei marciapiedi, sulle strisce, davanti ai portoni, o non piuttosto maleducati. Conclude sostenendo che se tutti i vigili fossero in strada a controllare il traffico andrebbe molto meglio.

Indisciplinati, arroganti e menefreghisti li definisce invece un altro lettore, che si spinge fino a dire che “disattenti” sono i vigili urbani, visto che la sosta selvaggia è riconducibile a persone che la praticano abitualmente, ed elenca zone come piazza IV marzo, di fronte al commissariato in via Porta Palatina, in piazza Savoia, nelle aree pedonali del centro storico, ecc.

Il sig. Vincenzo Tedesco (Specchio del 1 novembre 2013) segnala che il bus sul quale viaggia percorre a rilento via Vanchiglia, perché la corsia riservata ai mezzi pubblici è anche l’unico spazio nel quale possono viaggiare le auto, visto che il resto della carreggiata è occupato dalle auto in sosta in seconda fila.

Ancora Silvia Costamagna (ancora lei!, Specchio del 31 dicembre 2013), lamenta la situazione della pedonale via Garibaldi, nella quale transitano indisturbate auto che svoltano nelle vie limitrofe, mezzi che puliscono a velocità della luce, auto della polizia, oltre a diverse auto e camioncini in sosta, e biciclette. Fa il paragone con la zona pedonale del centro di Trieste, realmente pedonale, e conclude dicendo che Torino è la città più bella del mondo (concordiamo!), ma i torinesi hanno dimenticato l’educazione e il vivere con garbo senza intralciare il prossimo.

Un altro lettore si lamenta per il degrado di piazza Maria Teresa, teatro di sosta selvaggia di “auto davanti ai portoni, in doppia fila, sui posti per i portatori di handicap, nello slargo vicino al monumento a Guglielmo Pepe dove non è consentito parcheggiare”, disagi prima limitati al venerdì e sabato sera, ora presenti tutte le sere dopo le 20. Rincara la dose un’altra lettera del 28 maggio 2014, che definisce “terra di conquista” la bella piazza, da parte di “giovinastri che urlano, fanno un baccano infernale con tamburi e affini, gridano improperi irripetibili e insultano chiunque provi a dir loro di comportarsi con un minimo di educazione”. La notte, inoltre, “parcheggi in seconda e terza fila, posti dedicati ai disabili sempre occupati, persone che scambiano le piante per toilette a cielo aperto, gente ubriaca che urla e schiamazza”. E conclude lamentandosi che i Vigili Urbani stanno a guardare. Il 1 giugno, quattro giorni dopo, la risposta dell’Ufficio Stampa dei vigili urbani, che “la piazza è monitorata e oggetto di passaggi periodici”, che hanno prodotto, nei primi 4 mesi dell’anno, 479 contravvenzioni per divieto di sosta.

Il sig. G. Paolo (Specchio 29 settembre 2013) osserva che basta guidare per la città per accorgersi delle infrazioni continue e a volte pericolose. Auto che svoltano a sinistra dal viale centrale, moto e bici che attraversano gli incroci col rosso, ciclisti che viaggiano nei viali centrali dei corsi (senza luci!), magari telefonando, pedoni che attraversano dappertutto e in ogni momento, anche al di fuori delle strisce. Auspica una maggiore educazione stradale, magari con una campagna da parte della Pubblica Amministrazione.

S.B. (Specchio del 6 ottobre 2013): “Oggi mi trovavo in via Tirreno, di fronte a me una camionetta dei carabinieri e di fronte a loro un camion. Scatta il semaforo rosso, il camion accelera e passa a velocità notevole, il semaforo ormai rosso… la camionetta dei militari rallenta ed io con loro. I militari continuano tranquillamente a parlare nel loro veicolo, il camion (non un’utilitaria, un camion!) prosegue… Così funziona la legge a Torino…”

Massimo A. (Specchio del 1 settembre 2013), racconta che percorrendo la statale 460 verso Rivarolo Canavese, sulla quale esiste il limite dei 70 kmh, veniva sorpassato da tutti, anche in presenza della doppia striscia continua, perfino subendo lampeggiamenti e gesti “poco gentili”. Osserva che questi automobilisti che forse odiano/temono gli autovelox, accusando i vari comuni di utilizzarli soltanto per fare cassa a tutti i costi.

Non sono che alcune delle tante situazioni che possiamo notare, andando in giro per la città. Il senso di responsabilità, il rispetto per le regole e soprattutto il rispetto per i propri concittadini stanno diventando sempre più scarsi. Ognuno sente di costituire un’eccezione alle regole, per mille motivi, o perché ha fretta, o perché “ci sono cose peggiori”. Ormai tutti parlano al telefono guidando, moltissimi gli automobilisti che non allacciano le cinture, crescono in maniera inquietante le automobili che circolano senza assicurazione.

La cosa peggiore è che la popolazione si è convinta ormai che le forze dell’ordine, vigili in testa, non vogliano o non siano in grado di arginare questa situazione di estremo individualismo, nella quale ognuno segue il proprio personale codice della strada, a seconda della propria convenienza. Quando questo provoca un incidente, seppur mortale, allargano le braccia per definirsi vittime del caso, della sfortuna, o dell’incoscienza dell’altro. Tutti riescono in ogni caso a scaricare la responsabilità della propria inciviltà su qualcun altro, ottenendo in molti casi un’assoluzione molto difficile da mandar giù, per chi spera in un mondo più civile.

A cominciare dalla sosta selvaggia, ormai simbolo del degrado cittadino. Vie ridotte ad una sola corsia di marcia, con inevitabili code, a causa di auto parcheggiate in seconda e terza fila, se ne vedono in tutta la città, in ogni grande città, e si ammirano auto della polizia municipale transitare tranquillamente a fianco di lunghe file di auto in seconda fila senza un minimo cenno di voler fare qualcosa.

Tutto questo non da oggi, ed è segnale evidente di un degrado della società in cui viviamo, e soprattutto della mancanza di volontà di porvi rimedio.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *