Le donne non sono da proteggere

Le donne non sono da proteggere

Le donne non sono una minoranza da proteggere, non sono dei panda, non rischiano l’estinzione. Le donne sono la metà del genere umano, e anche qualcosina di più. La parità di genere sembra ancora lontana, mentre pensare ad uno stato di normale equivalenza dovrebbe invece essere un obbligo morale. Anzi, una cosa normale, normalissima.

Una società che si pone come obiettivo quello di proteggere le donne, è una società fallimentare. Occorre spostare il focus sui soggetti attivi, in questo caso gli uomini, che fin da piccoli sono educati alla lotta, a suon di “devi farti valere”, o “devi farti rispettare”, in una visione della vita che ne fa una perenne battaglia, gli uni contro gli altri. In questa lotta sono i soggetti deboli ad avere la peggio: oggi le donne, ma dobbiamo anche parlare dei soggetti lgbtq, degli immigrati, e via scorrendo tutte le categorie che questa visione della società pone nella posizione di “fragili“. Le donne non sono che uno dei tanti bersagli del desiderio di dominio degli uomini, quello più vicino, più facile da colpire, anche grazie ad una società che, ancora oggi, nonostante tutti gli sforzi, lo permette.

Dobbiamo puntare ad una società più giusta, più equa, più inclusiva, in cui la parola “collaborazione” sostituisca “competizione”, altrimenti vivremo sempre in un far west in cui vige la “legge del più forte”.

Non possiamo pensare a politiche di sviluppo dell’umanità che non possano comprendere la metà della popolazione: le donne devono essere il motore della crescita della società, tanto quanto gli uomini e insieme agli uomini, e devono ricevere lo stesso trattamento economico.

Ma soprattutto, sono gli uomini, a dover smettere di voler dimostrare che “essere uomo” significa saper dominare, e meno che mai comprendere nel proprio presunto dominio anche le donne, considerandole una proprietà, e da chiudere a chiave.

Ho imparato la lezione della non-violenza da mia moglie, quando ho cercato di piegarla alla mia volontà. La sua determinazione nel resistere al mio volere da un canto, e la sua quieta sottomissione alla sofferenza provocata dalla mia stupidità, dall’altro, hanno finito per farmi vergognare di me stesso e convincermi a guarire dalla ottusità di pensare che ero nato per dominarla; in questo modo è diventata lei la mia maestra della non-violenza” (Mahátma Gándhí).

#giornatamondialecontrolaviolenzasulledonne

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