Il 21 settembre 1987 John Francis Anthony Pastorius III, per tutti Jaco Pastorius, si spegneva a 35 anni a Fort Lauderdale, in Florida, dov’era cresciuto.
“Il più grande bassista del mondo” (così si era presentato a Joe Zawinul, il leader dei Weather Report, che inizialmente gli rispose di togliersi dai piedi, e così è scritto sul suo sito web), nella sua breve carriera ha cambiato la storia del proprio strumento. Con il suo basso fretless, cioè senza tasti come un contrabbasso, portò il jazz a cavallo fra un universo di generi musicali, dal soul al R&B, al funky. Non fu il primo ad usare il fretless, già negli anni Sessanta lo facevano John Entwistle, Bill Wyman e John Paul Jones, ma sotto le sue dita il basso non si limitava più alla ritmica (con i suoi sedicesimi spingeva il ritmo a livelli inarrivabili), costruiva la melodia dei brani, rivoluzionando così il ruolo dello strumento nel mondo musicale di allora.
Con i Weather Report contribuì alla nascita della fusion. Era davvero il più grande bassista del mondo e nei sei anni con il supergruppo di Joe Zawinul e Wayne Shorter allargò e consolidò la propria levatura artistica. Innumerevoli le sue collaborazioni con artisti di fama mondiale.
Come tutti i musicisti geniali (un amico lo definì un “Monet con molto più ritmo”), Jaco Pastorius possedeva un carattere difficile, soffriva di un disturbo bipolare che con il passare del tempo gli complicò i rapporti con operatori discografici e gestori di locali. Il lavoro non arrivava e la moglie lo abbandonò portandosi via i figli. Arrivò così a quel 12 settembre, in cui Jaco si trovò nella “sua” Fort Lauderdale ad un concerto di Carlos Santana, nel quale si fece cacciare perché salì sul palco per alzare il braccio, come si fa negli incontri di boxe, del bassista Alphonse Johnson, proprio quello a cui aveva soffiato il posto nei Weather Report. Andò, frustrato, furioso e soprattutto ubriaco fradicio, in un locale notturno il cui gestore non si limitò a cacciarlo fuori, ma lo massacrò di botte.


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