Un “barbone” scrive a La Stampa, nella rubrica Specchio dei Tempi.
Anche se fosse un fake o non fosse stata scritta direttamente da lui (i sospetti nascono sempre) la lettera dice comunque cose interessanti.
Da leggere.
Un lettore scrive:
«Mi sono chiesto spesso, cosa devo fare ora. Ho visto passare davanti a me tanta gente fermo sulle panchine delle stazioni di quasi tutta l’Italia e parte della Francia.
«Tutti i passanti avevano la stessa aria assente e disdegnata davanti ai “barboni”, come ci chiama la società bene. Si vede se un uomo è un senzatetto anche se è vestito normalmente anche se si lava anche se non chiede nulla a nessuno, si vede dalla sua faccia, forse un viso senza espressione? Forse un velo di carogna verso gli altri? O magari è solo invidia. Chi lo sa?
«Oggi sono stanco, davvero stanco, dopo diversi tentativi, andati a male, per passare a miglior vita sono ancora qui, troppo giovane per esser vecchio ma troppo vecchio per lavorare, questo è quello che dicono i datori di lavoro. E allora che si fa? Nulla.
«Proviamo ancora una volta ad andare dall’altra parte, e si spera che stavolta non passi il solito san Martino aiutante impavido dei più deboli, sentendosi miracolato per aver salvato una vita.
«Ma che salvi? Ma quale vita? La mia?’ che passo il tempo ad osservare la vita normale degli altri?
«Avevo bisogno di dire a qualcuno quello che si prova a non esistere pur essendoci. La vita è un grande palcoscenico, disse qualcuno, fatta di attori e comparse. Ma ci sono quelli che non sono né attori né comparse, ma solo vittime di chi non li ha mai voluti, ecco! Quello è il mio posto e quello di tanti come me che scompaiono in silenzio e nessuno si accorge se ci sei o non ci sei più. Allora li guardiamo dall’alto, questa volta non senza un sorriso amaro, per non aver potuto farci conoscere come realmente eravamo.
«Un saluto, un abbraccio e grazie per avermi letto».
Vinterver
Specchio dei Tempi, 14 marzo 2017


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