“Le Grand Cœur”

“Le Grand Cœur”

“Una striscia di sabbia fine, molto larga, separava gli ultimi lembi di terra dall’assalto delle onde. Questo, come nei miei sogni, mi dimostrava che il mondo solido sul quale si srotolano le nostre vite non copre tutta la terra. Termina in questo luogo e lascia il posto a un’onda immensa, sorgente promessa di ben altre realtà. Fremevo dal desiderio di lanciarmi verso di loro. Allo stesso tempo, se non avessi mai sentito parlare di barche e marinai, non avrei mai creduto possibile sfidare quel mezzo liquido, battuto dal vento, spazzato da onde e maree, attraente ed ostile come la morte.

 

Sostammo a lungo sulla riva, quel primo giorno, al punto che il sole bruciava sui nostri volti. Vedemmo passare alcune vele, distanti dalla costa, e osservavo quel miracolo con ancora maggior stupore che il mare. Di tutte le imprese dell’essere umano, la navigazione mi appariva la più audace. Cavalcare i flutti, consegnare la sua sorte al vagabondare del vento e alle turbolenze dell’acqua nella direzione del nulla, con la speranza, anzi la certezza di incontrare qualcosa, quella vita da marinai mi sembrava il frutto di sogni ancora più folli dei miei.”

Jean-Christophe Rufin, “Le Grand Cœur”

 

 

 

 

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