{"id":545,"date":"2017-03-01T06:24:34","date_gmt":"2017-03-01T06:24:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=545"},"modified":"2017-03-01T06:54:19","modified_gmt":"2017-03-01T06:54:19","slug":"radicalismo-islamico-e-terrorismo-quali-strategie-di-contrasto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/societa\/radicalismo-islamico-e-terrorismo-quali-strategie-di-contrasto\/","title":{"rendered":"Radicalismo islamico e terrorismo: quali strategie di contrasto?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dibattito tra esperti all\u2019Alfa Teatro Torino<\/strong><\/p>\n<p>Lo scorso 17 febbraio si \u00e8 parlato di terrorismo e della situazione nelle aree di crisi legate al radicalismo islamico, all\u2019Alfa Teatro Torino di via Casalborgone. Ne hanno discusso, introdotti da <strong>Silvio Magliano<\/strong>, il senatore Mario Mauro, Ministro della Difesa durante il governo Letta, e Claudio Bertolotti, analista strategico, impegnato nelle missioni NATO in Kosovo e in Afghanistan. Con loro si \u00e8 tentato di chiarire le strategie adottate ed adottabili nella lotta al <strong>terrorismo<\/strong>, tenendo conto anche del fatto che questo tema sar\u00e0 oggetto, in un prossimo futuro, di scontri politici anche duri: qualcuno potrebbe basare, su questo tema, il proprio impegno politico.<\/p>\n<p>La serata, organizzata dall&#8217;Associazione <strong>Nuova Generazione<\/strong>, \u00e8 stata introdotta da <strong>Giampiero Leo<\/strong>, Presidente del Coordinamento Interconfessionale \u201cNoi siamo con voi\u201d, organismo che si occupa di favorire il dialogo tra le molte fedi cittadine ed unisce i responsabili di tutte le confessioni presenti a Torino, che ha salutato e ringraziato i due relatori.<\/p>\n<p><strong>Claudio Bertolotti<\/strong> ha un curriculum di tutto rispetto: esperto di analisi del rischio e delle opportunit\u00e0, mediazione e negoziato culturale, analisi socio-politica e culturale. Si occupa di interesse strategico nazionale, dialogo interculturale, flussi migratori, terrorismo, conflittualit\u00e0 e dinamiche sociali dell\u2019area mediorientale e del Nord Africa. \u201cAscoltando la lettura del mio curriculum \u2013 afferma sorridendo \u2013 c\u2019\u00e8 molta confusione. In realt\u00e0 quello che faccio \u00e8 molto semplice: cerco di capire cosa succede intorno a me. Il mio compito \u00e8 leggere tutto ci\u00f2 che viene pubblicato (principalmente stampa estera) riguardo al terrorismo, per trarne indicazioni per ipotesi future, cio\u00e8 cercare di prevedere ci\u00f2 che potrebbe succedere in ambito di sicurezza per la popolazione, in particolare nell\u2019area del<strong> Mediterraneo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Arruolato vent\u2019anni fa tra gli alpini, Bertolotti ha girato parecchio; si definisce \u201cturista culturalmente emotivo\u201d per le diverse esperienze, soprattutto in <strong>Kosovo<\/strong> nel 1999 e in Afghanistan dal 2003. Tornato in Kosovo due anni dopo la sua prima permanenza, ha trovato gli abitanti della regione molto cambiati, visto che un crescente fondamentalismo stava dando nuova ideologia e permettendo ad Al Qaeda, poi allo <strong>Stato Islamico<\/strong>, di impiantarvi basi di addestramento. In Afghanistan l\u2019impatto \u00e8 stato duro: nonostante la buona volont\u00e0, le diverse culture impedivano il dialogo tra locali e truppe incaricate di stabilizzare la regione. Questa incomprensione ha causato vittime, molte delle quali dovute ad incidenti causati da coloro che avrebbero dovuto essere alleati: le truppe afghane che venivano addestrate nelle basi.<\/p>\n<p>Laureato in Storia contemporanea con specializzazione in sociologia dell\u2019Islam, Bertolotti ha voluto quindi calarsi nella cultura \u201cdell\u2019altro\u201d, ha organizzato una revisione dell\u2019approccio culturale delle truppe italiane in <strong>Afghanistan<\/strong>, con un discreto successo nella consapevolezza della diversit\u00e0. Il metodo \u00e8 stato preso come modello strutturale per l\u2019addestramento di tutto il personale destinato alla missione afghana. Bertolotti, insomma, ha sempre cercato di capire le motivazioni di chi si spinge fino a sacrificare la propria vita per portare alla morte i propri nemici.<\/p>\n<p>Il senatore <strong>Mario Mauro<\/strong> esordisce citando il motto dei Fratelli Musulmani: \u201c<em>Dio \u00e8 il nostro obiettivo. Il Profeta \u00e8 il nostro capo. Il Corano \u00e8 la nostra Legge. Il Jihad \u00e8 la nostra via. Morire nella via di Dio \u00e8 la nostra suprema speranza<\/em>\u201d. Una frase del 1928 che faceva riferimento al riscatto degli Egiziani che lavoravano sul <strong>canale di Suez<\/strong>, umiliati e degradati dall\u2019occidentalizzazione dell\u2019Egitto, e al riavvicinamento alla morale islamica delle origini.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/societa\/radicalismo-islamico-e-terrorismo-quali-strategie-di-contrasto\/attachment\/mauro-bertolotti\/\" rel=\"attachment wp-att-547\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-547\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-Bertolotti-300x185.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-Bertolotti-300x185.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-Bertolotti-768x474.jpg 768w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-Bertolotti.jpg 826w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cIn questo intricato contesto, cos\u2019\u00e8 avvenuto di tanto peculiare da caratterizzare gli ultimi cinquant\u2019anni? Per addentrarsi nella complessit\u00e0 del radicalismo islamico\u201d, sostiene Mauro, \u201cbisogna comprendere che \u00e8 legato alla visione di popoli e culture molto diversi fra loro, e che ha avuto spinte da personalit\u00e0 formatesi per decenni nei Paesi occidentali. Molti di coloro che predicano il radicalismo sono stati in Occidente e vi hanno studiato, vissuto, vi hanno costituito circoli e ne hanno assimilato la \u201cscorciatoia\u201d dell\u2019ideologia. Tipico esempio \u00e8 la figura dell\u2019Ayatollah<strong> Khomeini<\/strong>, che ha condotto la maggior parte delle sue riflessioni negli anni dell\u2019esilio di Parigi, mentre a Teheran la gente faceva la bella vita in stile occidentale, cos\u00ec come ad Alessandria d\u2019Egitto, a Beirut o nella stessa Damasco, dove per\u00f2 si stava gi\u00e0 ramificando la rete dei Fratelli musulmani. Il salafismo contemporaneo, che ha prodotto fenomeni come <strong>Al Qaeda<\/strong>, \u00e8 un\u2019ideologia che presenta tratti assimilabili alle ideologie totalitarie occidentali quali nazismo, comunismo, fascismo, che spinge un uomo fino a sacrificare persino la propria vita in favore di un ideale di gruppo, che fa dire al singolo individuo che il proprio re non \u00e8 un buon musulmano perch\u00e9 tratta con quello che \u00e8 stato individuato come il nemico, per ci\u00f2 che rappresenta (non certo per la sua pericolosit\u00e0, vista la presenza numerica ridotta): i cristiani in quanto simbolo, personificazione dell\u2019Occidente\u201d.<\/p>\n<p>Il senatore Mauro traccia il parallelo con il terrorismo che ha insanguinato l\u2019Italia negli anni \u201870\/\u201980, sorretto appunto da un\u2019ideologia che costringeva non solo a dar la caccia ai terroristi, ma anche fare i conti con simpatizzanti, fiancheggiatori e quanti si sentivano emarginati da un sistema che li faceva vivere nell\u2019insoddisfazione. Il terrorismo deve essere quindi contrastato sul piano culturale ed ideologico. L\u2019<strong>Islam<\/strong> che si \u00e8 affermato nei Balcani progetta un nuovo ordine sociale e per questo ha molta presa su gente insoddisfatta.<\/p>\n<p>\u201cAffermazioni esagerate, forse\u201d, ammette il senatore, \u201cma pu\u00f2 aiutare l\u2019esempio dell\u2019attentato a <strong>Mumbai<\/strong> di qualche anno fa, in un grande albergo per turisti occidentali, con pi\u00f9 di trenta terroristi che compiono le operazioni in India, ma che viene ideato, preparato e realizzato a Brescia: le schede telefoniche erano state acquistate in un negozio in Piazza della Loggia, curioso incrocio di elementi tragici\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAttenzione, quindi\u201d, avverte Mauro, \u201cperch\u00e9 stiamo parlando di ragazzi che, partiti per andare a combattere con le milizie dello Stato Islamico, tornano in Europa attraverso il Kosovo e l\u2019Albania, perch\u00e9 accordi politici permettono loro di entrare con facilit\u00e0 in ogni Paese dell\u2019Unione Europea. La nostra, continua Mauro, non \u00e8 una semplice digressione sul piano culturale, stiamo parlando della nostra vita quotidiana: la promenade di Nizza, il <strong>Bataclan<\/strong>, la metropolitana di Madrid. Comprendere non significa tollerare, ma capire per poter difendere ci\u00f2 che vale per noi\u201d.<\/p>\n<p>Riprende la parola Bertolotti, che sottolinea quanto la strategia di contrasto si fondi sulla consapevolezza e sulla conoscenza dei problemi di ogni singolo Paese. \u201cNoi sentiamo parlare dello Stato Islamico da un paio d\u2019anni, ma \u00e8 nato nel 2005. In quel momento il terrorismo ha cambiato strategia, puntando su una comunicazione di tipo occidentale, una strategia basata su servizi giornalistici di tipo occidentale, video, fotografie, rivendicazioni sul web, realizzata affinch\u00e9 noi potessimo comprenderla attraverso la nostra abituale visione delle cose. Nel discorso da Mosul, il loro capo, <strong>Al Baghdadi<\/strong>, dichiara di aver fondato uno Stato ed evidenzia il successo e la conquista del territorio. Possiamo contrastare la propaganda usando la stessa tecnica, le loro stesse armi. Abbiamo avuto risultati, ad esempio, cessando di far circolare i video dell\u2019<strong>Isis<\/strong>: da notare che la scelta di non trasmetterne pi\u00f9 non \u00e8 stata dettata dallo Stato o dalle istituzioni, ma dalle emittenti e dai media a cui arrivavano, cio\u00e8 dalla gente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa lotta\u201d precisa Bertolotti \u201csi conduce su due piani: la prevenzione e il contrasto. Il terrorismo non \u00e8 che l\u2019effetto del fondamentalismo, \u00e8 stato detto, quindi l\u2019attivit\u00e0 di prevenzione si deve giocare sul piano ideologico e sociale. Lotta impari, perch\u00e9 lo Stato Islamico cambia strategia in pochissimo tempo, da un giorno all\u2019altro. Noi dobbiamo invece fare una legge, con i relativi tempi tecnici. Utilizzo sempre l\u2019esempio della tecnologia militare: lo Stato islamico crea una mina in grado di distruggere un carro armato nemico e la realizza in un mese. Noi, per realizzare un carro armato in grado di resistere a questa mina, ci mettiamo anni, tra progetto, appalto, collaudo, brevetto, produzione e trasporto sul luogo delle operazioni. Su questo piano l\u2019abbiamo gi\u00e0 persa, la guerra, perch\u00e9 all\u2019arrivo del nuovo carro armato ci sar\u00e0 gi\u00e0 un nuovo ordigno in grado di distruggerlo. Perci\u00f2 dobbiamo lavorare sul <strong>radicalismo<\/strong> e sulla propaganda, individuando i soggetti che sembrano pi\u00f9 facilmente influenzabili e portandoli lontano da quegli ambienti che diffondono messaggi di violenza. Se fate caso, gli attacchi che sono stati condotti in Europa dopo quelli pi\u00f9 articolati e organizzati del Bataclan o di Charlie Hebdo, non sono stati compiuti da ex combattenti o <strong><em>foreign fighters<\/em><\/strong> di ritorno dalle aree di guerra, ma da soggetti emarginati, esclusi, psicologicamente deboli, affetti da patologie psichiche, che si ritagliano un ruolo di devoto seguace dello Stato Islamico. Ed \u00e8 su questo che la propaganda sta investendo, facendo appello all\u2019identit\u00e0 islamica e al riscatto del vero islam. La nostra attivit\u00e0, oggi, \u00e8 rivolta a tali soggetti, ad evitare che finiscano nella rete. E \u201crete\u201d non \u00e8 una parola scelta a caso, perch\u00e9 il proselitismo, l\u2019arruolamento e persino l\u2019addestramento, vengono condotti sul web. I combattenti vengono addestrati con la creazione di videogiochi che vedono i bravi <strong>mujaheddin<\/strong> che sparano e ammazzano i <em>cattivoni<\/em> dell\u2019ONU, un lavaggio del cervello che spinge alla violenza radicale. E gran parte del lavoro viene svolto sul cosiddetto \u201c<em>dark web<\/em>\u201d, la rete sotterranea, in cui i profili sono praticamente irrintracciabili. Rete che cerchiamo di monitorare attentamente, perch\u00e9 qui passa il movimento di armi, equipaggiamenti, persone, e soldi. Per\u00f2 i soldi sono <strong>bitcoin<\/strong>, e non si sa da dove arrivino\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>\u201cL\u2019altro piano su cui dobbiamo giocare\u201d precisa Bertolotti \u201c\u00e8 il contrasto, perch\u00e9, nonostante i tentativi di prevenzione, le cose purtroppo succedono. L\u2019intelligence italiana lavora molto bene. Se da un lato il fatto che non sia ancora successo niente in Italia pu\u00f2 sembrare casuale, dall\u2019altra possiamo dire che il lavoro svolto ha portato buoni risultati: sono decine i soggetti allontanati dal territorio nazionale. Si pu\u00f2 discutere, certo, se l\u2019<strong>espulsione<\/strong> sia una buona soluzione, ma intanto vengono scoperti e neutralizzati. Ovviamente questo non basta, i passi da compiere sono molti, perch\u00e9 come gi\u00e0 detto lo Stato Islamico si adegua e progetta sempre nuove azioni\u201d.<\/p>\n<p>Il senatore Mauro, ad una domanda sui timori che nascono dal fenomeno della migrazione di massa, sulla paura che questi rifugiati possano avere legami con la rete terroristica, ha sottolineato che il movimento migratorio che ha distribuito gli estremisti in Europa \u00e8 quello verificatosi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quando l\u2019organizzazione dei <strong>Fratelli Musulmani<\/strong> viene messa fuorilegge in molti dei Paesi arabi. \u201cLa propaganda si sposta in Europa, quindi, come per il gi\u00e0 citato Khomeini a Parigi, ma anche per i Pakistani a Londra, o i Tunisini, o gli Algerini, che si allontanavano da regimi che a noi occidentali sembravano democratici, contrari per\u00f2 al sentire comune dell\u2019estremismo islamico. Tra la nascita della Repubblica islamica a Teheran e la seconda guerra del Golfo, questi estremisti hanno iniziato a coinvolgere i soggetti deboli: <strong>non gli immigrati degli anni Settanta ma i loro figli<\/strong>, cio\u00e8 coloro che avevano smarrito le proprie radici, la propria appartenenza\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNoi espelliamo questi soggetti\u201d sottolinea il senatore Mauro \u201cperch\u00e9 \u00e8 un problema tenerli in carcere, luogo chiave della radicalizzazione estremista, dove sarebbero a stretto contatto con altre decine di soggetti che tra loro parlano arabo e che quindi non vengono compresi da altri che non siano arabi, e dove quindi potrebbero parlare di tutto ci\u00f2 che vogliono. Anche se sono ubriaconi o piccoli delinquenti, messi in carcere con gli altri, dopo sei mesi sono pronti per l\u2019azione. Meglio, quindi, liberarsene con l\u2019espulsione\u201d.<\/p>\n<p>Il fenomeno migratorio va quindi scisso in due momenti distinti. Dobbiamo concentrare gli sforzi di prevenzione non su quelli che sono arrivati sui barconi, ma su quelli che sono arrivati anni fa. \u201c<strong>Mohammed Hatta<\/strong>, che poi ha realizzato l\u2019attentato delle Twin Towers, era un signore benestante saudita che in Germania c\u2019era andato per studiare, ha maturato le sue convinzioni e ha trasferito le sue conoscenze tecniche nella frequentazione della scuola di volo di Tampa, in Florida. \u00c8 chiaro che si sono stabiliti dei nessi tra i migranti e le organizzazioni gi\u00e0 esistenti, che incassano i contributi e diventano sempre pi\u00f9 ricche. \u00c8 vero anche che il nostro Paese \u00e8 stato individuato come idoneo ad impiantare alcune basi operative. \u00c8 stato appurato, per esempio, che Milano e Napoli siano le centrali che forniscono i documenti falsi alle organizzazioni terroristiche di mezzo mondo\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/societa\/radicalismo-islamico-e-terrorismo-quali-strategie-di-contrasto\/attachment\/mauro\/\" rel=\"attachment wp-att-548\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-548\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-300x224.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-106x80.jpg 106w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro-200x150.jpg 200w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Mauro.jpg 593w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cIl terrorismo \u00e8 un fenomeno complesso\u201d precisa il senatore Mauro. \u201cLa comprensione delle alleanze strategiche trova il migliore scenario nella vicenda siriana. Ricordate la guerra civile in Spagna? Lealisti alla corona da una parte e repubblicani, comunisti, socialisti e anarchici dall\u2019altra, erano spalleggiati dalle potenze occidentali. Allo stesso modo in Siria lo scontro non \u00e8 semplicemente tra sunniti e alawiti: sul terreno ci sono almeno 23 nazioni, compresa l\u2019<strong>Arabia Saudita<\/strong>, che punta al controllo della regione nei confronti del nemico di sempre, l\u2019Iran. E poi mettiamoci il coinvolgimento delle milizie libanesi di Hezbollah, che per la prima volta combattono fuori dai propri confini, il problema della sicurezza di Israele, il ruolo della <strong>Turchia<\/strong>, che tende all\u2019egemonia sull\u2019area, al pari di Arabia Saudita e <strong>Iran<\/strong>. La vicenda siriana quindi porta con s\u00e9 un dramma non pi\u00f9 regionale ma globale, visto che alle potenze citate si sono poi aggiunte Russia, Stati Uniti e <strong>Cina<\/strong>. Se non disinneschiamo le ragioni politiche, culturali, religiose e morali che spingono i combattenti, finiamo col considerarle soltanto forze mercenarie, al servizio delle potenze. E l\u2019Italia \u00e8 un Paese che ha le conoscenze, le competenze e il profilo internazionale per poter rappresentare una posizione di equilibrio nella regione\u201d.<\/p>\n<p>Sembra un discorso retorico, ma il senatore Mauro lo chiarisce invece citando un episodio di quando lui era Ministro. \u201cI ministri della Difesa di Francia e Gran Bretagna, in sede NATO, avevano chiesto all\u2019Italia l\u2019utilizzo delle basi per bombardare le stazioni cosiddette \u201cchimiche\u201d di <strong>Assad<\/strong>. Ci siamo rifiutati, sulla base del fatto che lo scenario siriano non era semplicemente una contrapposizione tra il cattivo Assad e le milizie sunnite, composte interamente da bravi cittadini siriani che volevano ribellarsi al dittatore. Gi\u00e0 a quell\u2019epoca erano operative una brigata di <strong>Ceceni<\/strong> e almeno due brigate provenienti dai Paesi balcanici, in aggiunta al pi\u00f9 grande contingente di miliziani dell\u2019Isis, formato da tunisini, e stiamo parlando di ben 12.000 (dodicimila!) ragazzi tunisini, cio\u00e8 del Paese pi\u00f9 laico e secolarizzato, pi\u00f9 altri miliziani provenienti dall\u2019Africa subsahariana, dall\u2019Egitto, dall\u2019Arabia Saudita, dal Qatar: da Paesi, cio\u00e8, da cui non provengono ragazzi poveri, ma solo ricchi e di buona famiglia, che hanno sposato una scelta ideologica\u201d.<\/p>\n<p>Una spettatrice di origini venezuelane ha acceso poi i riflettori sulla situazione sociale nel proprio Paese, che lei stessa definisce molto pericoloso. \u201c<em>Sono presenti infiltrazioni di molti rappresentanti di hezbollah, i terroristi hanno ottenuto 173 passaporti, che non bastano per i cittadini, da quello che di fatto \u00e8 un narco-stato. La benzina per la Siria di Assad arrivava, l\u2019amicizia tra Ahmadinejad e Chavez era notissima, eppure non sento mai pronunciare parole di condanna per il <strong>Venezuela<\/strong>. Si dice che sia un Paese isolato, ma cos\u00ec non \u00e8, ha interessi fortissimi nella zona di cui stiamo parlando<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Risponde il senatore Mauro: \u201cLa diffusione del radicalismo islamico su scala globale si \u00e8 incrociata con il problema del trasferimento delle materie prime, caratteristico propria degli Stati. <strong>Chavez<\/strong>, dittatore brutale e capace, \u00e8 stato sostituito da Maduro, dittatore brutale e incapace, incapace perfino di essere brutale. Quando le circostanze del Venezuela sono cambiate, non ha saputo cogliere le istanze del popolo per una maggiore equit\u00e0 sociale ma soprattutto un\u2019apertura democratica, e la dittatura \u00e8 diventata una caricatura di se stessa. Oggi la vicenda venezuelana \u00e8 una delle pi\u00f9 drammatiche tra i Paesi occidentali, il legame con il regime cubano e con le Farc colombiane rende lo scenario molto complesso. In questo scenario hanno trovato una collocazione diverse figure connesse al fondamentalismo di matrice sciita. Ma questo non avviene soltanto in Venezuela, succede anche sul confine tra Paraguay e Brasile, dove sussiste un\u2019area di libero scambio illegale. Il radicalismo islamico, lo si vede anche da questi aspetti, \u00e8 ormai diffuso su <strong>scala globale<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Altro punto importante \u00e8 la <strong>questione curda<\/strong>. Il popolo curdo ha ottenuto una rinnovata legittimazione dalla comunit\u00e0 internazionale conducendo la resistenza contro l\u2019avanzare dell\u2019Isis, e da questo le aspirazioni di una Stato indipendente hanno ripreso nuova linfa vitale. Ma la nascita di un eventuale <strong>Kurdistan<\/strong> indipendente viene contrastata dal governo turco, che vedrebbe nel nuovo Stato un fattore di grave destabilizzazione dell\u2019assetto interno della Turchia.<\/p>\n<p>\u201cLa vicenda \u00e8 trasversale\u201d, risponde il senatore Mauro, \u201ce non soltanto lega i destini di Iran, <strong>Iraq<\/strong>, Turchia e Siria, ma tiene insieme il senso stesso dell\u2019esperienza mediorientale. Gli ottomani, maestri nel \u201cdivide et impera\u201d, nella piana di Ninive, tra gli arabi sunniti e i curdi sunniti, divisi da un forte odio etnico, hanno piazzato i cristiani assiro-caldei a fare da cuscinetto. Cos\u00ec come in Siria, le popolazioni cristiane, diverse per visione antropologica e organizzazione comunitaria, hanno permesso un legame pacifico tra le due comunit\u00e0 rivali, anzi, in occasione delle frequenti tensioni, hanno portato il peso delle rappresaglie degli uni e degli altri. Per l\u2019Isis \u00e8 quindi strategico, per ottenere il caos, l\u2019annientamento di queste comunit\u00e0 di mezzo, che consentivano la convivenza civile\u201d.<\/p>\n<p>Bertolotti prosegue affermando che \u201cil Medioriente, cos\u00ec come lo conosciamo, non esiste pi\u00f9, \u00e8 completamente destabilizzato. L\u2019equilibrio che l\u2019Occidente aveva disegnato un secolo fa \u00e8 crollato, lo Stato Islamico ha soltanto contribuito al declino di quell\u2019equilibrio. Il Kurdistan ne \u00e8 l\u2019esempio migliore, un popolo diviso tra quattro stati, che ha trovato in Iraq una sostanziale autonomia dalla quale potrebbe nascere uno Stato Curdo. L\u2019Iraq sar\u00e0 smembrato in una realt\u00e0 sciita, attorno a <strong>Baghdad<\/strong>, ed una realt\u00e0 sunnita, pi\u00f9 o meno nell\u2019area dell\u2019odierno Stato Islamico. <a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/societa\/radicalismo-islamico-e-terrorismo-quali-strategie-di-contrasto\/attachment\/bertolotti\/\" rel=\"attachment wp-att-546\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-546\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Bertolotti-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Bertolotti-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Bertolotti-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Bertolotti.jpg 598w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E ci sar\u00e0 una realt\u00e0 curda, su un territorio che gi\u00e0 oggi sta governando, visto che fin dal 2014, <strong>Erbil<\/strong>, la capitale del Kurdistan iracheno, ha cessato di versare a Baghdad le royalties per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, cosa che ha portato nelle casse del futuro Stato una ricchezza senza precedenti. \u00c8 la grande paura della Turchia, per questioni di sicurezza, perch\u00e9 potrebbe costituire una base a supporto dei curdi interni, ma al tempo stesso uno stimolo ai Curdi della Turchia per rivendicare l\u2019autonomia all\u2019interno dei confini turchi, ed \u00e8 questa una condizione che Ankara non accetter\u00e0 mai. La Turchia aveva come primo obiettivo, nel conflitto siriano, l\u2019abbattimento del regime di Assad. Ultimamente, al tavolo di <strong>Astana<\/strong> con Russia e Iran, ha rinunciato a quest\u2019obiettivo, perch\u00e9 oggi \u00e8 ben altro, ci\u00f2 che preoccupa: l\u2019esercito sta portando avanti un\u2019azione di contenimento delle truppe dei Curdi siriani, vista l\u2019autonomia dei Curdi dell\u2019Iraq, che di fatto non esiste pi\u00f9. Il riconoscimento internazionale dello Stato Curdo sar\u00e0 soltanto il sigillo all\u2019attuale situazione di indipendenza di fatto: il Kurdistan indipendente \u00e8 gi\u00e0 sicuro, nel futuro assetto della regione. La Turchia potrebbe forse reagire con l\u2019accettazione, unita per\u00f2 ad una repressione interna, mirata alla \u201cmigrazione\u201d di tutti i curdi turchi verso lo Stato del Kurdistan. Ma sulla nascita del <strong>Kurdistan indipendente<\/strong>, non solo nutro grandi speranze, ma sarei pronto a scommettere\u201d.<\/p>\n<p>Interviene uno psichiatra, che ha costituito un gruppo di studio sul terrorismo. \u201c<em>Quando succede qualche atto terroristico, la gente si chiede se siano matti. Io non credo, penso che qualsiasi teoria che spieghi il terrorismo con uno squilibrio mentale sia inopportuna. Gli individui che si radicalizzano appartengono ad una fascia sociale debole, sono disadattati. Quindi un contrasto sul livello psicologico potrebbe rivelarsi inefficace<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Risponde Claudio Bertolotti: \u201cMi \u00e8 capitato di intervistare 19 attentatori suicidi. Ovviamente il campione presenta un vizio di partenza, perch\u00e9 degli attentatori che hanno rinunciato o fallito, offrono una visione diversa da quella di chi vi \u00e8 riuscito. E infatti \u00e8 proprio qui che ho avuto i primi dubbi sull\u2019efficacia della psicologia nello studio del fenomeno del terrorismo. Quando parlo di azione psico-sociale nel contrasto al fenomeno, intendo una studio delle dinamiche che muovono i soggetti e l\u2019applicazione di azioni, anche a livello militare. Il <strong>fondamentalismo<\/strong> \u00e8 riconosciuto come patologia, assorbita vivendo all\u2019interno di una comunit\u00e0, e lo Stato Islamico ha investito moltissimo nell\u2019educazione dei bambini, in tal senso. Quello che impari in quell\u2019et\u00e0 \u00e8 molto difficile da sradicare, il fondamentalismo non \u00e8 stato inventato dai musulmani, era proprio anche di molte comunit\u00e0 cristiane. Non risolviamo il problema del radicalismo analizzando i singoli individui, ma analizzando il <strong>fenomeno sociale<\/strong> che coinvolge gli individui all\u2019interno di una societ\u00e0. Dobbiamo contrastare una politica che cerca di fare della religione, una bandiera\u201d.<\/p>\n<p>Una spettatrice ha posto il problema dell\u2019incomunicabilit\u00e0. \u201c<em>Siamo sempre noi occidentali che cerchiamo di capire l\u2019altro. Come reagiscono gli Afghani, rispetto a quello che noi proponiamo?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Senatore Mauro: \u201cLa presenza dei militari italiani ha consentito a nove milioni di ragazzi, ma soprattutto di ragazze, di andare a scuola e conseguire un titolo di studio, cosa che non era permessa dal regime dei talebani. Le donne e la popolazione in generale si rendono conto che la <strong>comunit\u00e0 internazionale<\/strong> ha dato un apporto importante, dal loro punto di vista, per ritrovare se stessi. Si dice che per aiutare un popolo non occorre tanto donargli del pesce, quanto insegnargli a pescare. La logica \u00e8 quindi quella di entrare nello spirito degli abitanti. Un esempio: nel piccolo paese del sud in cui sono nato, la gente vive negli stretti vicoli, seduta a parlarsi. E ogni tanto, come in tutte le comunit\u00e0, si litiga. In quel frangente potrebbe succedere di tutto, se non ci fosse qualcun altro che interviene a fare da paciere. Ma questo qualcuno deve essere grosso e autorevole, perch\u00e9 qualcosa si rischia sempre\u201d.<\/p>\n<p>Bertolotti: \u201cNoi siamo in Afghanistan da 16 anni. La vita media degli Afghani \u00e8 di 44 anni, chi ci ha visti arrivare da bambino \u00e8 abituato alla presenza dei militari, ma non ne capisce la ragione. \u201cVoi Americani, cosa fate qua?\u201d Cio\u00e8 l\u2019Afghano non sa dove siano Italia e Francia, potrebbero far parte degli Stati Uniti, per quanto ne sappia, per lui sono tutti \u201camericani\u201d. Nel 2012 un contingente italiano in missione nella regione si \u00e8 sentito dire \u201cAh, ma sono tornati i Russi?\u201d. L\u2019unica cosa che sanno di sicuro, gli <strong>Afghani<\/strong>, \u00e8 che vogliono vivere in pace, \u00e8 dal 1974, dal colpo di stato, che combattono: 1979 i sovietici, 1989 i talebani che cacciano i sovietici, 1986 la guerra civile, 2001 la cacciata dei <strong>talebani<\/strong>. In questo momento gli Afghani sono disposti a qualunque cosa, pur di avere la pace, ad accettare un regime anche non troppo lontano da quello dei talebani. Questi ultimi sono perfino stati invitati al tavolo delle trattative, con l\u2019offerta di forme di potere che altro non sono che il riconoscimento di diritto di quello che i talebani hanno gi\u00e0 conquistato di fatto. Un passo indietro, quindi, una mancata vittoria da parte della missione occidentale, di cui dovremo accettare tutte le conseguenze\u201d.<\/p>\n<p>Un altro spettatore ha messo in evidenza il fatto che l\u2019organizzazione terroristica \u00e8 appoggiata anche da alcune potenze occidentali. L\u2019ultima domanda riguarda la democrazia che l\u2019Occidente pretende di portare in quell\u2019area. \u201c<em>Come possiamo evitare che un immigrato di seconda o terza generazione vada a combattere, quando siamo noi i primi ad essere confusi sulla democrazia?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Il senatore Mauro ammette: \u00a0\u201cCerto, siamo poco credibili, noi occidentali, quando proprio in Afghanistan, solo per fare un esempio, ci sono forti sospetti di relazioni tra alcuni membri del Congresso degli USA e le milizie dei Mujaheddin che hanno lottato contro i sovietici negli anni Ottanta. In aree dove il terrorismo fondamentalista dispone di fondi derivanti, tra le altre cose, dalla coltivazione dell\u2019oppio e che ha a disposizione capitali pari quasi a quelli di uno Stato, trovi personaggi che approfittano per prendere soldi da tutti. Gli Afghani hanno preso soldi dagli Americani contro i <strong>Russi<\/strong>, dagli Iraniani contro gli Afghani, dai talebani contro gli Americani e viceversa, e che sono sempre stati a cavallo perch\u00e9 gestiscono qualche centinaio di migliaia di ettari di terreni dedicati alla coltivazione dell\u2019oppio. In questo quadro, andare a dire ad un ragazzo, nei sobborghi di Parigi e nel suo disagio esistenziale, che la vita deve essere <em>libert\u00e9, egalit\u00e9, fraternit\u00e9<\/em>, non \u00e8 sempre facile\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa nostra responsabilit\u00e0 passa attraverso due parole. Una \u00e8 \u201cdialogo\u201d: noi abbiamo cominciato a registrare successi contro il terrorismo degli <strong>anni di piombo<\/strong>, quando abbiamo convinto la sinistra politica ad abbandonare quelli che erano tollerati come \u201ccompagni che sbagliano\u201d e portarla verso una condanna di quegli atti. Allo stesso modo, dobbiamo trovare il modo di isolare i terroristi veri e propri dal resto del popolo islamico\u201d.<\/p>\n<p>Bertolotti conclude parlando di consapevolezza. \u201cNoi, qui in Italia, a Torino, cosa possiamo fare? Prima di tutto non dobbiamo dare importanza istituzionale a chi non ne ha neanche nel suo paese d\u2019origine. Mi riferisco ad alcuni cosiddetti \u201cImam\u201d che non hanno una reale collocazione all\u2019interno di una gerarchia sunnita. Non c\u2019\u00e8 una gerarchia come da noi, dove esistono il vescovo, e l\u2019arcivescovo, e il prete che ha fatto il seminario. Gli <strong>Imam<\/strong> sono guide che si autoproclamano e si presentano alla comunit\u00e0 che li riconosce come guida, versando loro la zakat (<em>il debito che ogni musulmano ha verso Dio<\/em>, ndr.). Non rappresentano tutta la comunit\u00e0 musulmana ma soltanto una singola comunit\u00e0, e magari neanche tutta. Attenzione, quindi, a far sedere ad un tavolo di trattative personaggi non solo non rappresentativi, ma che possono avere legami con pericolosi soggetti come i Fratelli Musulmani o gruppi affiliati, che in Italia sono presenti in alcune associazioni. A Milano abbiamo una consigliera comunale che non ha mai condannato i Fratelli Musulmani, nonostante sia stata accusata pubblicamente di legami con quell\u2019organizzazione. Quando parlo di consapevolezza, intendo proprio questo: dobbiamo accertarci che il nostro interlocutore sia\u00a0 ci\u00f2 che dice di essere e che abbia l\u2019autorit\u00e0 necessaria a trattare. Gli Imam rappresentano se stessi, non la comunit\u00e0 dei <strong>musulmani<\/strong>. Dobbiamo essere consapevoli che esistono innumerevoli interpretazioni dell\u2019Islam, e noi con tutte queste dovremmo parlare\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dibattito tra esperti all\u2019Alfa Teatro Torino Lo scorso 17 febbraio si \u00e8 parlato di terrorismo e della situazione nelle aree di crisi legate al radicalismo islamico, all\u2019Alfa Teatro Torino di via Casalborgone. 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