{"id":47,"date":"2013-06-26T12:04:54","date_gmt":"2013-06-26T12:04:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=47"},"modified":"2013-07-09T14:21:11","modified_gmt":"2013-07-09T14:21:11","slug":"fauja-singh-storie-di-maratona","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/sport-e-spettacolo\/fauja-singh-storie-di-maratona\/","title":{"rendered":"Fauja Singh &#8211; Storie di maratona"},"content":{"rendered":"<p>Ad Ippia la cosa proprio non era andata gi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019aristocrazia ateniese lo aveva fatto fuori con eleganza dieci anni prima; sperava\u00a0 di riconquistare grazie a Sparta quel potere che aveva perso ad Atene quando era stata abbattuta la sua tirannide, ma \u00a0l\u2019assemblea federale del <b>Peloponneso <\/b>aveva impedito nuovi contrasti. Cos\u00ec l\u2019ex tiranno, dal suo feudo vassallo dei Persiani, il Sigeo nell\u2019Ellesponto, cercava vendetta. Atene, alleata con Eretria, aveva dato sostegno a Mileto nella ribellione all\u2019Impero Persiano, dieci anni prima, ed ora la flotta persiana di <b>Dario<\/b>, su indicazione di Ippia, sbarcava nella baia di Maratona, ad una quarantina di chilometri da Atene, dopo aver distrutto le citt\u00e0 di <b>Mileto<\/b> ed <b>Eretria<\/b>. Siamo nell\u2019estate del 490 a.C. e Dario contava con questa operazione di aprirsi la strada per la conquista dell\u2019intera regione. Contava anche sulle informazioni che Ippia gli aveva dato sull\u2019aristocrazia ateniese, per sfruttare il dissidio interno alla citt\u00e0 ed isolare cos\u00ec <b>Sparta<\/b>.<\/p>\n<p>L\u2019esercito dei generali persiani Artaferne e Dati contava circa 25.000 uomini, mentre Atene, pur con il contingente inviato dalla citt\u00e0 alleata di <b>Platea<\/b>, poteva opporre soltanto dodicimila soldati. Il comando venne affidato al generale Milziade, geniale nell\u2019applicazione di tattica e strategie che fino ad allora erano sconosciute.<\/p>\n<p>Occorre dire che una parte dell\u2019esercito persiano era destinata ad attaccare Atene, quindi non era sul campo, ma sulle navi, pronta a dirigersi all\u2019interno. Furono i Persiani, per\u00f2, ad iniziare le ostilit\u00e0, perch\u00e9 sapevano che da Sparta sarebbero presto arrivati rinforzi. Mentre sul centro dello schieramento persiano si abbatteva il grosso della fanteria ateniese, <b>Milziade<\/b> lanci\u00f2 l\u2019attacco su entrambi i lati con due ali di fanteria disposte su sei file, in un accerchiamento \u201ca tenaglia\u201d, impetuoso ed irruente, che colse impreparato il temibile esercito persiano. I Persiani, inseguiti dagli Ateniesi, si diedero alla fuga, lasciando sul campo sette navi e 6.400 uomini, mentre le perdite tra i soldati di Milziade furono soltanto 192.<\/p>\n<p>La vittoria era stata importantissima, il pericolo di vedere <b>Atene<\/b> occupata dal poderoso esercito dell\u2019Impero Persiano, allora grande e potente, era concreto, vista l\u2019inferiorit\u00e0 numerica delle difese.<\/p>\n<p>Fidippide era un campione olimpico di <i>dolichos<\/i>, una gara di fondo con lunghezza variabile tra i 3800 e i 4800 metri, a seconda del numero degli <i>stadi<\/i> da correre. Egli era tra i soldati ateniesi quello che, prima della battaglia, copr\u00ec di corsa in 48 ore la distanza tra Atene e Sparta (andata e ritorno circa 500 km) per chiedere quei rinforzi che, pur accordati, a <b>Maratona<\/b> non arrivarono mai, perch\u00e9 gli Spartani li mandarono con molto ritardo. Coperto dal sangue dei nemici, inizi\u00f2 a correre verso Atene per portare la notizia della preziosa vittoria. La piana di Maratona dista 42,195 chilometri e secondo la tradizione <b>Fidippide<\/b>, gi\u00e0 stanco per la battaglia, una volta giunto alla meta, avrebbe fatto appena in tempo a pronunciare la frase \u201c<i>rallegratevi, siamo noi i vincitori<\/i>\u201d, per poi morire, stremato per il grande sforzo.<\/p>\n<p>Fin qui la Storia.<\/p>\n<p>La vicenda venne ripresa dagli organizzatori della prima <b>Olimpiade<\/b> moderna, nel 1896, che cercavano di dare alla manifestazione \u00a0quel prestigio che ancora non\u00a0 aveva. In quella prima edizione ci fu anche un italiano, che venne escluso ancora prima di partire. Carlo <b>Airoldi<\/b> era un atleta molto forte e quindi molto temuto: venne escluso dalla gara perch\u00e9 accusato di professionismo, avendo avuto un premio in denaro in una gara da Milano a Barcellona.<\/p>\n<p>Vennero poi atleti straordinari, come il cecoslovacco <b>Zatopek<\/b> che nel 1952 ad Helsinki vinse i 5.000m, i 10.000m e la maratona, impresa mai pi\u00f9 riuscita ad alcun atleta, oppure l\u2019etiope Abebe Bikila che vinceva correndo scalzo.<\/p>\n<p>Ma la storia che raccontiamo qui non \u00e8 quella di un atleta che vince le gare. Le sue sono vittorie ben pi\u00f9 importanti, quelle che danno coraggio ed emozione. \u00c8 una storia che \u00e8 stata ben raccontata da Giulia Zonca su \u201cLa Stampa\u201d.<\/p>\n<p>Cominciamo dall\u2019inizio, perch\u00e9 a volte il destino e lo sport prendono strade oblique, strane vie che conducono alle imprese pi\u00f9 folli.<\/p>\n<p><b>Fauja Singh<\/b>, questo il nome del nostro atleta, da ragazzo non \u00a0pensava proprio allo sport, anzi, aveva grosse difficolt\u00e0 motorie. Nato in un villaggio nel nord est dell\u2019<b>India<\/b>, inizia a camminare senza problemi solo a dieci anni, non gioca con gli amici e cresce con un carattere poco incline al gesto e all\u2019azione, ma piuttosto riflessivo.<\/p>\n<p>Si sposa, sei figli, una vita felice, i ragazzi crescono e se ne vanno in giro per il mondo, tranne uno. Quest\u2019ultimo figlio gli sta vicino quando muore la sua amata compagna, nel 1992. Fauja Singh ha 81 anni.<\/p>\n<p>\u201c<i>Trovati un posto nel mondo, ragazzo, perch\u00e9 io mi sto preparando a lasciarlo<\/i>\u201d gli dice un giorno, felice di attendere il giorno in cui avrebbe lasciato la vita terrena.<\/p>\n<p>Ma il destino, dicevamo, segue strade contorte, non si possono immaginare prima. E il <b>destino<\/b> questa volta, gioca sporco, perch\u00e9 invece di lui si porta via suo figlio.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 stata riportata dal suo allenatore, perch\u00e9 lui non la racconta volentieri, non ci sono versioni ufficiali, soltanto i suoi spezzoni di ricordi. Una notte di pioggia, di quelle infinite, violente <b>piogge monsoniche<\/b>, un gruppo di cavi vaganti a frustare l\u2019aria, e suo figlio si trova in mezzo finendo praticamente decapitato.<\/p>\n<p>Lui rimane scosso, smette di mangiare, di parlare e di muoversi.<\/p>\n<p>Il figlio che viveva a Londra si spaventa e lo porta con s\u00e9 in Gran Bretagna, dove lui comincia a passeggiare per i parchi, anche se dentro non guarisce.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 un giorno, nel 2000, un tecnico indiano come lui inizia ad allenarlo: in sei mesi lo trasforma in un maratoneta e lo butta in mischia, alla tenera et\u00e0 di <b>89 anni<\/b>, facendolo esordire nella maratona di Londra. Lui ed il turbante che diventer\u00e0 presto il suo simbolo percorrono i 42 km in sei ore e 54 minuti. Arriva la notoriet\u00e0, piovono le offerte di denaro, la Nike lo ingaggia per la campagna \u201c<i>Impossible is nothing<\/i>\u201d accanto a Beckham. Diventa un volto noto, corre ancora Londra e New York nel 2003, nuovamente Londra e poi Toronto nel 2004, sponsorizzato e seguito dal suo staff come un campione.<\/p>\n<p>In totale corre nove maratone ed \u00e8 ormai il <b>maratoneta pi\u00f9 anziano<\/b> del mondo, eppure il suo primato non pu\u00f2 essere ufficiale perch\u00e9 la sua data di nascita, 1 aprile 1911, \u00e8 soltanto presunta, non esistevano certificati di nascita nell\u2019India degli Inglesi, fino al 1947. Anzi, lo Stato non ha registrato alcuna nascita fino al 1964, bastava la parola dei genitori.<\/p>\n<p>A lui tutto questo non importa: \u201c<i>Io so quanti anni ho vissuto<\/i>\u201d. Fauja ha corso per fuggire dal suo dolore, era il suo modo per tentare di avvicinarsi al passaggio ad una nuova vita.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, nel 2013, all\u2019et\u00e0 di <b>102 anni<\/b>, ha deciso di correre la sua ultima maratona, quella di Hong Kong. \u201c<i>Ormai c\u2019\u00e8 molta distanza tra me e la mia rabbia. Ora sono di nuovo sereno<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Storie di maratona. E allora adesso parliamo di donne. Parliamo della Palestina. Parliamo delle <b>donne palestinesi<\/b>, che fanno sentire la propria voce. Lo sport prende spesso strade oblique anche per arrivare a scrivere la Storia.<\/p>\n<p>In quella terra dilaniata da contrasti e guerre, l\u2019ONU crea un\u2019agenzia che si occupa dei rifugiati, l\u2019<b>UNRWA<\/b>. Questa agenzia, tra le mille cose da fare per questa gente, da tre anni organizza una maratona che corre dal confine con Israele a quello con l\u2019Egitto. Questa competizione, oltre che costituire un\u2019<b>occasione di integrazione<\/b> e di svago per la popolazione palestinese, rientra in un pi\u00f9 ampio piano di finanziamento di un programma estivo per i bambini palestinesi. La prima edizione si svolge nel 2011 e tra le donne c\u2019\u00e8 un\u2019iscritta, una sola.<\/p>\n<p>Nel 2012 l\u2019adesione \u00e8 pi\u00f9 numerosa, le donne ci sono, il capo coperto e i pantaloni lunghi, ma ci sono.<\/p>\n<p>Nella terza edizione, in programma il 10 aprile 2013, sono donne circa la met\u00e0 del totale degli iscritti. Oltre a circa 1500 scolari, si iscrivono 807 adulti, di cui 385 donne. Per essere precisi, i palestinesi di Gaza sono 551, di cui 266 donne. A parte le pignolerie, si tratta comunque di un bel numero di persone. Ma a questo punto <b>Hamas<\/b> comincia a storcere il naso: \u201c<i>Uomini e donne non possono correre insieme<\/i>\u201d. E il divieto riguarda anche le donne straniere, non solo le palestinesi, nonostante le rassicurazioni che avrebbero mantenuto un abbigliamento consono.<\/p>\n<p>Il portavoce dell\u2019Unrwa Adnane <b>Abu Hasna<\/b> si trova costretto, vista l\u2019intransigenza, ad annunciare \u201c<i>con rammarico<\/i>\u201d, un mese prima dello svolgimento, l\u2019annullamento di un \u201c<i>evento annuale volto a dimostrare solidariet\u00e0 al popolo palestinese e a raccogliere fondi per i campi estivi che ospitano almeno 250 mila bambini<\/i>\u201d. E scoppiano le polemiche, il caso diventa internazionale, la sensazione \u00e8 di aver sprecato un\u2019occasione importante.<\/p>\n<p>Qualcuno afferma che l\u2019atteggiamento di Hamas fa parte del pi\u00f9 ampio tentativo di stringere il controllo sulla popolazione per recuperare una popolarit\u00e0 che sta perdendo progressivamente in favore di <b>Fatah<\/b>.<\/p>\n<p>La &#8220;<i>deludente decisione \u00e8 stata presa dopo discussioni con le autorit\u00e0 di <b>Gaza<\/b> che insistevano affinch\u00e9 nessuna donna partecipasse<\/i>&#8221; spiega l\u2019Unrwa \u201c<i>Abbiamo negoziato a lungo, ma abbiamo fallito ogni tentativo aperto ad una ragionevole soluzione a questo irragionevole divieto<\/i>\u201d, ricordando come Hamas \u201c<i>ha prima autorizzato le donne a prendere parte alla maratona, poi ha ristretto la partecipazione solo alle donne locali, ed infine ha deciso di proibire totalmente la presenza femminile<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;<i>Non abbiamo chiesto noi all&#8217;Unrwa di cancellare la maratona e non l&#8217;abbiamo impedita. Abbiamo posto delle condizioni: non vogliamo che uomini e donne corrano insieme; abbiamo posto alcune riserve relative a norme che riguardano le tradizioni e i costumi del popolo palestinese<\/i>\u201d risponde <b>Abdessalam Siyam<\/b>, segretario generale del governo di Hamas, citando la legge e le tradizioni islamiche e senza spiegare perch\u00e9 non vi fosse stato lo stesso <b>divieto<\/b> nelle edizioni precedenti. Nel 2012 anche le straniere, infatti, erano tenute ad avere abiti lunghi, ma la partecipazione non aveva avuto ostacoli.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, invece, Hamas vieta alle maggiori di 16 anni di correre insieme ai maschi. E la delusione \u00e8 forte proprio tra i giovanissimi. \u00a0<b>Noura Boulboul<\/b>, 13 anni, si chiede &#8220;<i>Perch\u00e9 vietare alle ragazze di correre alla maratona? Sanno benissimo che le ragazze nuotano in mare accanto ai maschi. Qual \u00e8 la differenza?<\/i>&#8220;. <b>Aymane Abdallah<\/b>, un 16enne che aveva gi\u00e0 corso nel 2012, sostiene che la corsa rappresentava \u201c<i>l\u2019espressione della libert\u00e0 e dimostra che a Gaza siamo un popolo civile<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><b>Ebaa Rizek<\/b>\u00a0\u00e8 una studentessa universitaria e in passato ha guidato proteste contro la chiusura di associazioni culturali frequentate da giovani donne. \u201c<i>Ci sono tanti problemi causati dall\u2019assedio israeliano alla Striscia di Gaza come la disoccupazione, le aree agricole inaccessibili per i contadini e la condizione dei pescatori che non possono spingersi al largo. Il Governo dovrebbe concentrarsi su questi problemi e non prendere di mira le donne e il loro diritto a praticare lo sport\u201d\u00a0<\/i>ha commentato. <i>\u201cL\u2019<b>Islam<\/b> non vieta alle donne di fare attivit\u00e0 sportiva\u00a0e il passo fatto da Hamas non trova alcun fondamento nella religione. Piuttosto, dicono in tanti, \u00e8 volto ad assecondare i settori pi\u00f9 conservatori della societ\u00e0 di Gaza e le formazioni salafite che sono tornate ad alzare la voce, dopo un periodo di silenzio<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Questione anche di cultura, quindi. Non sono poche le donne di <b>Gaza<\/b>, anche giovani, che\u00a0trovano del tutto legittime le restrizioni imposte da Hamas\u00a0e approvano la mancata autorizzazione alla partecipazione delle donne alla maratona.<\/p>\n<p>Il sito <i>arabpress.eu<\/i> riporta le considerazioni di <b>Samah Ahmad<\/b>, devota musulmana, ma ribelle per natura: <i>\u201cCi\u00f2 che facciamo per la religione dev\u2019essere una nostra decisione personale, non perch\u00e9 ce lo impongono,\u201d<\/i> dice. \u00c8 una delle donne palestinesi iscritte alla maratona che doveva svolgersi il 10 aprile. <i>\u201cHamas ha proibito a noi donne di partecipare e gli organizzatori hanno cancellato la maratona. \u00c8 incredibile: che qualcuno di Hamas mi venga a spiegare dove \u2013 nel <b>Corano<\/b> o nelle leggi palestinesi \u2013 si dice che una donna non pu\u00f2 prendere parte a una maratona\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>Ancora dal sito <i>arabpress.eu<\/i>: <i>Il problema sorge quando il proprio credo non \u00e8 quello di Hamas. A Gaza abitano circa 3000 cristiani ortodossi. La loro religione non impone il velo, qualcosa che pu\u00f2 rendere il semplice atto di camminare per la strada una odissea in s\u00e9. <b>Noha el Suri<\/b>, segretaria di 28 anni, cerca la compagnia di qualche maschio della famiglia quando va a fare la spesa o al ristorante. Non sempre pu\u00f2 contare su questa protezione maschile. Un giorno in cui si \u00e8 recata in una caffetteria del centro della citt\u00e0 di Gaza, un uomo l\u2019ha incrociata <b>insultandola<\/b>, spiaccicandole un gelato sulla faccia e sul vestito, con l\u2019accusa di irriverenza. \u201cVogliono imporre il velo a tutte le donne, anche alle non musulmane,\u201d afferma. \u201cNon sanno che io sono <b>cristiana<\/b>, e danno per scontato che debba essere musulmana perch\u00e9 vivo qui, accade spesso. Quando incontro qualche uomo per la strada sento commenti, mi dicono che non m\u2019importa di Dio, che non ho paura di quel che accadr\u00e0 nei giorni della fine e cose simili,\u201d aggiunge. Noha crede che se portasse il velo la sua vita sarebbe molto pi\u00f9 facile a <b>Gaza<\/b>. \u201cMa alla fine non si tratta solo di religione, \u00e8 qualcosa che tocca chi sono io. Non mi pare buono che qualcuno non possa vivere la propria vita in modo libero,\u201d dice ancora la donna.<\/i><\/p>\n<p>Ma non tocca solo alle donne. <b>Adnan Barakat<\/b> \u00e8 un parrucchiere di 47 anni. Due anni fa \u00e8 stato arrestato perch\u00e9 tagliava i capelli alle donne. \u201c<i>\u00c8 l\u2019unica cosa che so fare, lo faccio da 30 anni<\/i>\u201d. In un magazzino ad alcuni isolati dal suo negozio ora lavorano soltanto sua moglie e due impiegate. \u201c<i>Se ci sono clienti donne, l\u00ec dentro possono restare solo altre donne: \u00e8 quanto esige Hamas<\/i>\u201d fa notare. Quando l\u2019hanno arrestato, gli hanno fatto firmare un documento in cui si impegnava a non mettere piede nel proprio negozio se ci fossero state clienti donne. Al <b>parrucchiere<\/b> che si trova davanti al suo hanno messo delle bombe davanti alla porta, che non hanno causato feriti ma danni materiali. \u201c<i>Al momento non c\u2019\u00e8 uomo a Gaza che tagli i capelli di una donna<\/i>\u201d dice. Alcuni parrucchieri hanno lasciato i negozi a sole donne, altri hanno chiuso. \u201c<i>Non \u00e8 solo Hamas, sono molti gruppi, come i <b>salafiti<\/b> o i jihadisti, che vogliono scambiare le leggi con la religione<\/i>,\u201d dice, \u201c<i>Vogliono che viviamo nell\u2019Et\u00e0 della Pietra<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Tornando alla maratona, il mondo dello sport si sta comunque evolvendo e possiamo concludere con le parole di Mario Pescante, che si occupa degli affari internazionali del CIO. Riferendosi all\u2019esclusione delle donne dalla maratona di Gaza, afferma che &#8220;<i>Alle <b>Olimpiadi di Londra<\/b> 2012 tutti i paesi arabi avevano almeno una donna in squadra<\/i>&#8221; &#8220;<i>E proprio dai palestinesi mi \u00e8 appena arrivata una richiesta di far disputare un&#8217;amichevole tra la loro nazionale di calcio femminile e quella italiana<\/i>&#8220;. e conclude commentando \u201c <i>E\u2019 una giornata no per lo sport, un enorme passo indietro<\/i>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad Ippia la cosa proprio non era andata gi\u00f9. L\u2019aristocrazia ateniese lo aveva fatto fuori con eleganza dieci anni prima; sperava\u00a0 di riconquistare grazie a Sparta quel potere che aveva perso ad Atene quando era stata abbattuta la sua tirannide, ma \u00a0l\u2019assemblea federale del Peloponneso aveva impedito nuovi contrasti. 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