{"id":361,"date":"2015-01-06T17:24:31","date_gmt":"2015-01-06T17:24:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=361"},"modified":"2015-01-11T16:30:49","modified_gmt":"2015-01-11T16:30:49","slug":"buono-pulito-giusto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/torino\/buono-pulito-giusto\/","title":{"rendered":"Buono, Pulito, Giusto."},"content":{"rendered":"<p>Il 22 ottobre 2014 Terra Madre, il biennale meeting dedicato all\u2019agricoltura rurale nel mondo, ha aperto i battenti con una cerimonia nella quale, come di consueto, sono stati presentati i temi della rassegna patrocinata da Slow Food.<\/p>\n<p>Il motto della ormai famosa organizzazione, nata dalla perseveranza di Carlo Petrini, \u00e8 costituito da tre parole. <strong>Buono<\/strong> da mangiare, per le sue qualit\u00e0, ma anche per valori identitari e affettivi. <strong>Pulito<\/strong>, perch\u00e9 prodotto in modo naturale e con il rispetto dell\u2019ambiente. <strong>Giusto<\/strong>, perch\u00e9 conforme all\u2019identit\u00e0 sociale e culturale, sia per la produzione che per la commercializzazione. Per Slow Food \u201c<em>bisogna tornare a dare il giusto valore al cibo, rispettando chi lo produce, chi lo mangia, l\u2019ambiente e il palato e impegnandosi a difendere il cibo vero, promuovere il diritto al piacere, diffondere la cultura gastronomica e educare al futuro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019edizione 2014 di Terra Madre si \u00e8 aperta con il grande problema del \u201c<strong>land grabbing<\/strong>\u201d. l\u2019accaparramento, da parte di grossi gruppi alimentari multinazionali, dei terreni agricoli, tolti ai piccoli agricoltori e alle comunit\u00e0 locali. Negli ultimi sei anni, \u00e8 stata stimata un\u2019area coltivabile pari a 86 milioni di ettari. Per averne un\u2019idea, si pensi che corrisponde a cinque volte la superficie dell\u2019Italia. Neanche a dirlo, il fenomeno \u00e8 presente soprattutto in Africa, pur se molto forte anche in Sud America, Asia ed Europa orientale. Il problema \u00e8 stato portato sotto i riflettori da <strong>Eric Holt-Gim\u00e9nez<\/strong>, direttore di <em>Food First<\/em>, organizzazione di Oakland fondata nel 1975, che lavora affinch\u00e9 tutti, nel mondo, abbiano accesso ad un cibo sano, prodotto in modo ecologico e culturalmente appropriato, esattamente come Slow Food. E\u2019 stato anche ricordato durante la cerimonia da<strong>l <\/strong>pescatore sudafricano<strong> Naseegh Jaffer<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong>segretario generale del <em>World Forum of Fisher Peoples<\/em>, che lo ha affiancato al problema della privatizzazione delle zone di pesca, fenomeno che di fatto sta sottraendo alle comunit\u00e0 locali l\u2019accesso al mare. Naseegh Jaffer \u00e8 stato tra i rappresentanti delle comunit\u00e0 locali intervenuti nella serata inaugurale.<\/p>\n<p>La cerimonia di inaugurazione ha offerto il consueto, coloratissimo scenario di persone di ogni razza, tra abbigliamenti coloratissimi e le lingue pi\u00f9 diverse. Alla manifestazione, che riuniva sotto lo stesso tetto le comunit\u00e0 rurali di produzione di cibo di tutto il mondo, era possibile incontrare la nobile figura di un cammelliere dal Ciad o un gruppo di coltivatrici di cacao del Rio delle Amazzoni, con i loro colorati abiti ricamati e i nastri nei capelli, tra lavoratori agricoli del Mali e sorridenti monaci buddisti dalla Corea del Sud, con le loro teste rasate.<\/p>\n<p>La cerimonia, presentata come di consueto da Daniele Lucca, \u00e8 stata introdotta dall\u2019esibizione musicale di due gruppi: le <em>Tre\u00a0 Sorelle<\/em>, una \u201ccostola\u201d del gruppo <em>La Paranza del Geco<\/em>, e i <em>Cachupa<\/em>, che hanno eseguito l\u2019inno ufficiale di Terra Madre 2014, \u201cSiamo tutti africani\u201d. Uno splendido video della FAO, l\u2019organizzazione che lotta contro la fame nel mondo, ha presentato l\u2019Anno internazionale dell\u2019Agricoltura Familiare, che era appunto il tema principale dell\u2019edizione 2014 di Terra Madre. Nel video uno dei personaggi intervistati ha detto una cosa bellissima: \u201c<em>Sappiamo moltissime cose, ma comprendiamo pochissimo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019intervento del segretario generale di Slow Food International, Paolo Di Croce, la presentazione dei singoli Paesi, con una coreografia degna di quelle olimpiche. Ogni Paese rappresentato da un portabandiera (tra cui Aretta Begay che portava la bandiera della Nazione Navajo, riporta il sito americano \u201cGarden Warriors\u201d), accompagnato da uno dei 300 volontari che hanno lavorato a fianco dei delegati per tutta la manifestazione, aiutandoli a districarsi in ogni situazione. Poi sono iniziati gli interventi degli interessati, cio\u00e8 di dieci delegati provenienti da tutto il mondo. Ecco i passaggi principali di alcuni di questi interventi.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Mi chiamo <strong>Roba\u00a0Bulga<\/strong>, arrivo dall\u2019Etiopia\u00a0e appartengo ai\u00a0Karrayu, un popolo di pastori nomadi. Nella mia regione la prima scuola \u00e8 stata costruita nel 1992. Fino a quel momento, nessuno fra i Karrayu aveva avuto il privilegio di imparare a leggere e scrivere. Frequentare le lezioni non \u00e8 stato facile, perch\u00e9 i miei genitori erano contrari. Spesso fingevo di essere malato per non andare al pascolo e poi correvo a <a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Roba-Bulga.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-364\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Roba-Bulga-300x200.jpg\" alt=\"Roba Bulga\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Roba-Bulga-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Roba-Bulga.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>scuola. Sono riuscito a finire le elementari e a proseguire gli studi fino all\u2019Universit\u00e0, ad Addis Abeba, dove ho conosciuto Slow Food. Nel 2008 ho partecipato a Terra Madre e ho compreso l\u2019importanza di mettere in contatto le persone. Ho capito che la cosa pi\u00f9 importante da fare per me era aiutare la mia gente partendo dalla loro attivit\u00e0 pi\u00f9 importante: la pastorizia. I <strong>Karrayu<\/strong> sono pastori nomadi da sempre. Si spostano di luogo in luogo, percorrendo centinaia di chilometri insieme ai cammelli. Ma oggi la loro vita \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile. La loro terra \u00e8 stata data a multinazionali che coltivano canna da zucchero e inquinano l\u2019acqua, o creano parchi inaccessibili. Ogni anno il deserto avanza e l\u2019acqua \u00e8 sempre pi\u00f9 scarsa. Abbiamo creato un Presidio per salvare questa cultura antichissima, una cooperativa che raccoglie il latte di cammello appena munto due volte al giorno e lo porta ad Addis Abeba, l\u2019assistenza di un veterinario, attrezzature e perfino un camioncino che permette di raggiungere la capitale. Piccoli grandi passi, per cambiare il futuro del mio paese<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Buongiorno a tutti. Il mio nome \u00e8\u00a0<strong>Joei Asari<\/strong>\u00a0e vengo da\u00a0Oita, in\u00a0Giappone. Da 320 anni la mia famiglia produce un prodotto molto importante, il <strong>koji<\/strong>. \u00c8 il punto di partenza di moltissimi alimenti tradizionali come la pasta di miso, la salsa di soia e il sake. \u00c8 un fungo che stimola il processo di fermentazione producendo molte sostanze nutritive deliziose e benefiche per il corpo umano. Il miso \u00e8 una pasta di soia fatta con il koji; \u00e8 un simbolo della cucina giapponese, la somma della saggezza giapponese e la sua enorme variet\u00e0 in tutto il paese riflette la cultura e il clima di ogni luogo. Il\u00a0<strong>miso<\/strong>\u00a0si prepara con fagioli, sale e koji di qualit\u00e0, che contiene oltre 300 enzimi. La ricerca ha dimostrato che il miso prodotto in questo modo rafforza il sistema immunitario e depura il corpo dalle sostanze dannose che si trovano nel cibo e nell\u2019ambiente. Quale produttore artigianale di koji e miso, credo fortemente nel potere curativo degli alimenti genuini. Il cibo genuino \u00e8 vivo e attivo, diverso e autentico, fatto con il cuore e l\u2019anima per nutrire corpi e comunit\u00e0. \u00c8 un concetto semplice, che si applica a qualsiasi prodotto alimentare e ambiente nel mondo. Con le nostre preghiere e speranze, insieme possiamo sostenere un mondo sano e in pace grazie a cibi genuini che aiutino a superare le difficolt\u00e0. Grazie<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Mi chiamo<strong>Selvi Nanji<\/strong>. Sono una\u00a0Alu Kurumba\u00a0del\u00a0Tamil Nadu, uno stato nel sud dell\u2019<strong>India<\/strong>. Il governo ci considera una comunit\u00e0 indigena particolarmente vulnerabile: la popolazione non cresce e molti di noi soffrono di malattie croniche come l\u2019anemia falciforme. Non molto tempo fa, eravamo una societ\u00e0 di raccoglitori e cacciatori e praticavamo la piccola agricoltura di sussistenza. Oggi, la maggior parte di noi ha abbandonato le terre ancestrali e si \u00e8 insediata ai margini delle strade. Ho frequentato la scuola fino a 11 anni, poi ho iniziato a lavorare e contribuire al reddito della famiglia, dove solo mia mamma portava i soldi a casa. Sono cresciuta senza padre. Volevo cavarmela da sola. Ho iniziato a lavorare a giornata come raccoglitrice di t\u00e8. Poi ho imbottigliato <strong>miele<\/strong> per una Ong. Volevo comprendere i problemi affrontati dai raccoglitori di miele della mia comunit\u00e0; \u00e8<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Selvi-Nanji.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-365\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Selvi-Nanji-300x199.jpg\" alt=\"Selvi Nanji\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Selvi-Nanji-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Selvi-Nanji.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>emersa l\u2019esigenza di creare un programma sull\u2019identit\u00e0 culturale della comunit\u00e0 e mi \u00e8 stato chiesto di guidarlo. Ho cos\u00ec avviato un censimento del mio popolo e mi sono accorta che eravamo rimasti in pochi, non c\u2019erano abbastanza anziani che potessero fare da guida ai giovani in tema di identit\u00e0 culturale, sistemi del villaggio e medicina tradizionale e per trasmettere i saperi antichi. Per ravvivare la nostra cultura e tradizione, abbiamo lanciato una newsletter mensile e una radio comunitaria, non solo per le trib\u00f9 <strong>Alu Kurumba<\/strong>, ma anche per altre comunit\u00e0: abbiamo documentato tradizioni come i boschi sacri, le piante medicinali e i cibi selvatici, parliamo di rituali e feste. Guardandomi indietro, mi accorgo di quanto poco sapessi di me come Alu Kurumba e della mia comunit\u00e0. Molte cose che ho scoperto mi hanno affascinata, ma ho anche capito che c\u2019\u00e8 bisogno di cambiare, siamo ancora attaccati a sciocche credenze che danneggiano tutti, impediscono di interagire con altre persone e di partecipare a incontri pubblici. Oggi lavoro con i popoli indigeni e sono felice di pensare che li sto rendendo pi\u00f9 consapevoli dei problemi delle nostre comunit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Mi chiamo\u00a0<strong>Adelita San Vicente Tello<\/strong>\u00a0e vengo dalla terra del mais: il\u00a0Messico. Quest\u2019oggi ho l\u2019immenso onore di raccontarvi il sogno che io e\u00a0migliaia di altri messicani siamo riusciti a trasformare in realt\u00e0:\u00a0fermare la Monsanto\u00a0nel paese. Noi donne e uomini del mais \u2013 questo \u00e8 il nome che si davano i <strong>Maya<\/strong> nel loro libro sacro, il Popol Vuh \u2013 siamo riusciti a far proibire la transgenizzazione del nostro principale alimento, almeno per ora. Al termine di oltre 15 anni di lotte contro l\u2019introduzione del mais transgenico in Messico, il 5 luglio dello scorso anno 53 persone (esperti in materia, personaggi famosi, artisti, militanti di Slow Food e organizzazioni di produttori e consumatori) hanno avviato un ricorso collettivo contro le segreterie di Stato messicane per l\u2019Agricoltura e l\u2019Ambiente e contro le aziende Monsanto, Dow Agrosciences, Syngenta e Pioneer. Abbiamo scelto di adire le vie legali perch\u00e9 \u00e8 stato scientificamente provato che in vari casi il mais transgenico ha contaminato il mais indigeno, in seguito alle autorizzazioni rilasciate dal governo messicano alle imprese che chiedevano di poter seminare campioni di <strong>mais transgenico<\/strong> ancora in fase sperimentale. Abbiamo sollecitato misure cautelari finalizzate alla sospensione delle autorizzazioni, e il 17 settembre 2013 la nostra richiesta \u00e8 stata accolta. Ad oggi, quella decisione \u00e8 stata impugnata gi\u00e0 80 volte. Il processo vero e proprio non ha ancora avuto inizio, sul tema non ci sono ancora pronunciamenti, le questioni sul tavolo, per ora, sono di pura forma. Dal momento che il governo non sembra in grado di anteporre l\u2019interesse della maggior parte dei cittadini messicani a quello di alcune aziende private, dare una risposta spetter\u00e0 al potere giudiziario<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cIbrahim Mansaray<\/strong>, agronomo e insegnante, responsabile del Presidio della cola di Kenema. La\u00a0Sierra Leone\u00a0\u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 colpiti dall\u2019epidemia di Ebola. Vi porto la testimonianza di due amici: Patrick Mansaray, responsabile degli orti Slow Food in Sierra Leone, e padre Maurizio, che ha partecipato a Terra Madre due anni fa con una comunit\u00e0 di pescatori e che sta gestendo due ospedali. <strong>Patrick<\/strong>: <em>Ebola sta colpendo tutto il Paese, e in particolare le comunit\u00e0 di Kailahun e Kenema nella regione orientale. Questi due distretti sono in quarantena, gli spostamenti sono limitati, i piccoli mercati (dove i contadini portano frutta e verdura e comprano sale, sapone, abiti e altro materiale per le famiglie) sono chiusi, e cos\u00ec le scuole, i cinema, i ristoranti, i campi sportivi. In questo periodo normalmente le comunit\u00e0 si riuniscono nei villaggi in gruppi di 5-10 persone e lavorano insieme in campagna. cosa che permette loro di coltivare una buona quantit\u00e0 di terra e di avere il necessario per la famiglia e qualcosa da vendere. Ma da quando \u00e8 iniziata l\u2019epidemia di Ebola, \u00e8 vietato formare gruppi di pi\u00f9 di cinque persone, per evitare il contagio. In questo periodo di crisi gli orti di Slow Food sono pi\u00f9 importanti che mai. Lo spirito di collaborazione si \u00e8 rafforzato e molte comunit\u00e0 ora sopravvivono proprio grazie ai prodotti di questi orti<\/em>. <strong>Padre Maurizio<\/strong>\u00a0(Giuseppini del Murialdo): <em>Il contagio sta correndo in fretta e la risposta non \u00e8 altrettanto rapida. La sanit\u00e0 \u00e8 al collasso, i centri dove sono ospitati i malati di Ebola sono strapieni e non accolgono pi\u00f9 nessuno. Il contagio ha innescato una grave crisi economica: sono schizzati in alto i prezzi del cibo e dei trasporti. Anche i rapporti umani soni intaccati da questa crisi: \u00e8 assolutamente vietato toccarsi. In Sierra Leone i bambini ti saltano addosso se ti vedono: prima li accoglievi con gioia, ora li respingi e hai paura del loro abbraccio. In chiesa dai la pace alzando le mani e agitandole e cos\u00ec per strada se incontri qualcuno. E ti lavi le mani con la clorina, una due\u2026 dieci volte al giorno. Per strada, a ogni check point, ti misurano la febbre. Se hai 38, sei finito, ti spediscono subito in uno dei centri Ebola. In questa situazione si vive di paura e si sta bene solo in casa. \u00c8 una nazione spenta. Ci sono solo silenzio, paura e attesa. Che torni presto la festa, il canto e la gioia di vivere: per questo, la mia preghiera<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sono\u00a0<strong>Naseegh Jaffer<\/strong>, membro di un\u2019associazione di pescatori sudafricana e Segretario Generale del World Forum of Fisher People. Questa \u00e8 la storia di come i piccoli pescatori hanno cambiato le leggi del mio paese. La pesca su piccola scala \u00e8 una cultura ricca, uno stile di vita che d\u00e0 sostentamento a decine di migliaia di persone lungo la costa del Sudafrica. Ma \u00e8 anche una vita fatta di lotta contro l\u2019oppressione, l\u2019avidit\u00e0 e il potere dell\u2019\u00e9lite dominante. La fine dell\u2019<strong>apartheid<\/strong> avrebbe dovuto liberarci da secoli di sfruttamento coloniale. Invece, nel 1997, la nuova \u00e9lite sudafricana composta da grandi industriali affiliati al nuovo governo neo-liberale approv\u00f2 una legge nota come <strong>MLRA<\/strong>, che privava i piccoli pescatori dei diritti di accesso al mare. Improvvisamente migliaia di persone furono trasformate in fuorilegge. Persero tutto, compresa la capacit\u00e0 di nutrirsi. Furono obbligate a pescare al di fuori della legalit\u00e0, chiamati pescatori di frodo e criminali. Quando la nuova oppressione sistematica divent\u00f2 insopportabile, siamo scesi in strada. In migliaia abbiamo reclamato i nostri diritti, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Ma i nostri sforzi producevano solo multe e incarcerazioni dei <strong>pescatori<\/strong>. Dovevamo spingerci oltre. Ci siamo rivolti al sistema legale per sfidare l\u2019abuso del governo. Ci \u00e8 voluto un lungo processo in tribunale per dimostrare che avevamo ragione a definire incostituzionale la nuova legge, che ignorava il nostro stile di vita e la nostra cultura. L\u2019Alta Corte ha ordinato al governo di elaborare nuove politiche che tenessero conto della nostra realt\u00e0. Molti anni e infiniti incontri dopo, una nuova politica per la pesca su piccola scala \u00e8 stata approvata dal governo. Questo \u00e8 il nostro <strong>risultato storico<\/strong>. Dimostra che possiamo sconfiggere le politiche capitaliste che distruggono i sistemi di sussistenza e le culture dei piccoli produttori in tutto il mondo. Questo \u00e8 il messaggio dal Sudafrica: siate determinati, restate fedeli ai vostri princ\u00ecpi, lavorate con spirito di solidariet\u00e0, cos\u00ec potremo salvaguardare tradizioni, stili di vita e la nostra ricca cultura alimentare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sono <strong>Edward Mukiibi<\/strong>, vengo dall\u2019Uganda. Sono entrato nella rete di Slow Food nel 2008 e da un anno ho l\u2019onore di essere vice-presidente internazionale. Insieme a tanti altri giovani, sto lavorando in oltre 30 paesi africani per realizzare orti nelle scuole e nelle comunit\u00e0, per avviare Pres\u00ecdi. Poco per volta, stiamo catalogando tutto il nostro patrimonio di biodiversit\u00e0: tante variet\u00e0 di banane, caff\u00e8, miglio, igname\u2026 Stiamo coinvolgendo i contadini dei villaggi pi\u00f9 sperduti, comunicando con le radio comunitarie e i telefonini. E stiamo organizzando tante attivit\u00e0 di formazione in tutto il continente, per promuovere tecniche agricole sostenibili, pulite, rispettose dell\u2019ambiente e della salute. Quattro anni fa Slow Food ha lanciato la sua sfida pi\u00f9 grande: realizzare <strong>mille orti<\/strong> in Africa. In quel momento, sembrava un sogno, ma ora ci rendiamo conto che abbiamo fatto molto di pi\u00f9 di quei mille orti: abbiamo creato una rete importante che cresce e lavora per cambiare l\u2019Africa, per offrire ai nostri figli un futuro di pace e giustizia, per garantire a tutti l\u2019accesso a un cibo buono, pulito e giusto. Gli orti hanno un ruolo fondamentale perch\u00e9 proteggono la nostra agro-biodiversit\u00e0, perch\u00e9 permettono ai giovani di avere un ruolo importante e di recuperare <strong>il sapere degli anziani<\/strong>, perch\u00e9 preservano la nostra terra. Per molto tempo i contadini africani hanno alternato diverse coltivazioni e, grazie a questa diversit\u00e0, hanno sfamato le loro famiglie. Le multinazionali hanno spinto l\u2019agricoltura verso le monocolture intensive che richiedono grandi quantit\u00e0 di fertilizzanti chimici, verso produzioni che non sono pi\u00f9 destinate alla sussistenza, ma solo alla produzione e all\u2019esportazione. Inoltre i semi sono brevettati e chi li acquista deve anche sostenere il costo dei brevetti. Un paradosso insostenibile per un continente dove ancora si soffre per fame e malnutrizione. Grazie a Slow Food abbiamo riscoperto i nostri cibi, abbiamo iniziato a valorizzare le variet\u00e0 <strong>tradizionali<\/strong> e le razze locali, pi\u00f9 adatte ai nostri climi. Abbiamo riscoperto l\u2019agricoltura familiare. Realizzare 10.000 orti in tutta l\u2019Africa significher\u00e0 promuovere la diversificazione, preservare le variet\u00e0 locali e tradizionali, favorire lo scambio gratuito di semi e la condivisione dei saperi, mettere in rete giovani di paesi diversi. Questo \u00e8 il miglior servizio che si possa offrire all\u2019Africa. Perch\u00e9 questa \u00e8 l\u2019unica strada possibile per sfamarla<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Carlo-Petrini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-362\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Carlo-Petrini-300x199.jpg\" alt=\"Carlo Petrini\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Carlo-Petrini-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Carlo-Petrini.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La cerimonia \u00e8 stata infine coronata dal discorso di benvenuto del \u201cpadrone di casa\u201d <strong>Carlo Petrini<\/strong>, il quale ha affermato, con la sua consueta efficacia, che dobbiamo respingere l\u2019idea (\u201c<strong>sistema criminale<\/strong>\u201d, lo ha definito) del cibo come merce; ha lamentato che i mass media parlino di cibo e di alimentazione in modo superficiale, come se non fosse fondamentale per la salute ed il sostentamento della gente. Ha esortato tutti a non lasciare scomparire le <strong>aziende agricole familiari<\/strong>, ricordando che sono circa l\u201984% delle imprese agricole del mondo, ma che attualmente rappresentano soltanto il 12% della produzione agricola mondiale. Sulla Terra esistono pi\u00f9 di 7.000 specie di piante in grado di sfamare la popolazione, ma noi ne sfruttiamo soltanto 30 o 40. Bisogna tornare a voler bene alla Terra, sostiene Petrini, al \u201cvecchio\u201d modo di coltivarla, riproponendo e valorizzando gli <strong>antichi saperi<\/strong>, quelli dei nostri antenati, invece di cercare di fare profitto in modo scellerato. &#8220;Voi siete i veri intellettuali della terra e del mare\u201d, ha tuonato, \u201cnon abbiate paura o pudore di insegnare agli altri ci\u00f2 che sapete. Parlate e raccontate le vostre storie. Abbiamo bisogno delle vostre conoscenze e pratiche per sconfiggere i grandi mali del mondo, come la fame e la malnutrizione!&#8221;<\/p>\n<p>Slow Food \u00e8 nata il 21 dicembre 1989, in risposta al dilagare dei Fast food e \u201c<em>delle abitudini frenetiche, non solo alimentari, della vita moderna. Slow Food studia, difende, e divulga, le tradizioni agricole ed enogastronomiche di ogni parte del mondo<\/em>\u201d. \u00a0Il manifesto del movimento era stato redatto e firmato due anni prima da un gruppo di 13 \u201c<strong>padri fondatori<\/strong>\u201d Folco Portinari,Carlo Petrini,Stefano Bonilli, Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Enrico Menduni, Antonio Porta, Ermete Realacci, Gianni Sassi, Sergio Staino. Eccone il testo completo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civilt\u00e0 industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita.<\/em><em><br \/>\nLa velocit\u00e0 \u00e8 diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la vita veloce, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei fast food.<br \/>\nMa l&#8217;uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocit\u00e0 che pu\u00f2 ridurlo a una specie in via d&#8217;estinzione.<br \/>\nPerci\u00f2, contro la follia universale della &#8220;fast life&#8221;, bisogna scegliere la difesa del tranquillo piacere materiale.<br \/>\nContro coloro, e sono i pi\u00f9, che confondono l&#8217;efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di un&#8217;adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento.<br \/>\nIniziamo proprio a tavola con lo Slow Food, contro l&#8217;appiattimento del fast food riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali.<br \/>\nSe la &#8220;fast life&#8221; in nome della produttivit\u00e0 ha modificato la nostra vita e minaccia l&#8217;ambiente e il paesaggio, lo Slow Food \u00e8 oggi la risposta d&#8217;avanguardia.<br \/>\n\u00c8 qui, nello sviluppo del gusto e non nel suo immiserimento, la vera cultura, di qui pu\u00f2 iniziare il progresso, con lo scambio internazionale di storie, conoscenze, progetti. Lo Slow Food assicura un avvenire migliore.<br \/>\nLo Slow Food \u00e8 un&#8217;idea che ha bisogno di molti sostenitori qualificati, per fare diventare questo moto (lento) un movimento internazionale, di cui la chiocciolina \u00e8 il simbolo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Negli anni Slow Food \u00e8 cresciuta, diventando un movimento internazionale, e ha creato nel 2004 l\u2019<strong>Universit\u00e0 di Scienze Gastronomiche<\/strong> di Pollenzo e il meeting di Terra Madre, e la casa editrice, la Slow Food Editore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 22 ottobre 2014 Terra Madre, il biennale meeting dedicato all\u2019agricoltura rurale nel mondo, ha aperto i battenti con una cerimonia nella quale, come di consueto, sono stati presentati i temi della rassegna patrocinata da Slow Food. Il motto della ormai famosa organizzazione, nata dalla perseveranza di Carlo Petrini, \u00e8 costituito da tre parole. 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