{"id":1209,"date":"2022-09-18T11:05:03","date_gmt":"2022-09-18T11:05:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=1209"},"modified":"2022-09-18T11:07:33","modified_gmt":"2022-09-18T11:07:33","slug":"modou-il-calzolaio-di-dakar","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/uncategorized\/modou-il-calzolaio-di-dakar\/","title":{"rendered":"Modou, il calzolaio di Dakar"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Teranga<\/strong>: \u201c<em>In lingua Wolof, significa accoglienza, ospitalit\u00e0, ma in realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: significa considerare l\u2019ospite come un valore che arricchisce<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Modou Faty Diouck, 38 anni, \u00e8 arrivato in Italia a 23, nel 2007, da Dakar, Senegal. Oggi fa il calzolaio a Torino, ma la strada \u00e8 stata molto difficile, per lui, e ci racconta volentieri la sua storia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>A Dakar lavoravo come calzolaio, era il lavoro di mio padre e di mio zio: lavoravo con mio padre da quando avevo 13 anni, realizzavo scarpe da donna. A 17 anni mi sono messo in proprio, a 23 avevo cinque dipendenti. Il locale era pi\u00f9 piccolo di questo, ma lavorando tutti seduti al bancone ci trovavamo bene. Producevamo cento paia di scarpe in tre giorni: un buon risultato, direi. Non facevamo molte riparazioni, solo realizzazione di nuovi prodotti. \u00c8 stato mio padre, un giorno, a spingermi: Modou, mi diceva, tu devi andare all\u2019estero, perch\u00e9 sei bravo, lavori bene, e devi andare dove potresti avere maggiori soddisfazioni. Ha insistito finch\u00e9 non gli ho dato ascolto, ho preso l\u2019aereo e sono venuto qui a Torino<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 stato difficile, l\u2019inizio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Molto difficile. Non ero preparato, non si \u00e8 mai preparati ad affrontare le vere difficolt\u00e0 della vita. Sono sbarcato con abbigliamento estivo, perch\u00e9 da noi \u00e8 sempre estate; era il 25 di gennaio e faceva un freddo incredibile. Avevo l\u2019indirizzo di mio cugino, in piazza Foroni, Barriera di Milano. Sono per\u00f2 arrivato in un momento un po\u2019 difficile, lui stesso era senza lavoro. Mi ha presentato alcuni amici che facevano i \u201cvu\u2019 cumpr\u00e0\u201d <\/em>(\u00e8 lui stesso ad usare questo termine, ndr.)<em> in via Garibaldi e, per non stare senza far nulla, mi sono unito a loro. \u00c8 stato durissimo, prima di tutto perch\u00e9&nbsp;&nbsp; non eravamo in regola, e andavamo in una via in cui \u00e8 vietato, ma tu devi mangiare, quindi ci vai lo stesso. Passano i vigili e devi scappare con la tua roba, altrimenti la sequestrano, ma devi cominciare da capo perch\u00e9 devi vivere. Tutto ci\u00f2 che guadagni se ne va per l\u2019affitto, che dividi con altri tre o quattro, ma sono sempre almeno 150 euro, e la spesa, 25\/30 euro alla settimana. Lavori giusto per sopravvivere. Ho fatto questa vita per un anno; sono andato anche al mare, nelle Marche, da luglio a settembre. L\u00ec era anche peggio: ti alzi presto, vai a dormire tardi, tutto il giorno in piedi a camminare lungo la spiaggia. Disturbi la gente, per\u00f2 tu devi vendere perch\u00e9 se no non vivi, e quindi devi insistere: \u2018Compri, prego, prego\u2026\u2019 Qualcuno era anche un po\u2019 energico, reagiva allontanandoti con la forza. No, mi son detto, cos\u00ec non va bene. Ho detto agli amici: \u2018Ragazzi, questa \u00e8 l\u2019ultima volta che vengo a fare questo lavoro\u2019. C\u2019era anche il problema dei furti: si avvicinavano in tre o quattro, si provavano occhiali o borsette, ti distraevano e si mettevano in tasca qualcosa. Non me ne accorgevo subito, ma poi la roba mi mancava. I ragazzi lo fanno anche solo per divertimento, per una sfida. Anche per questo volevo smettere, al pi\u00f9 presto<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tornato a Torino hai ricominciato lo stesso giro\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>S\u00ec, ho ricominciato. La voglia di mollare tutto e tornare a casa era forte; ma la mia famiglia, soprattutto mia madre, mi ha detto di resistere, di andare avanti, perch\u00e9 tornare a casa a mani vuote sarebbe stata una sconfitta non soltanto mia, ma per l\u2019intera famiglia. Un giorno, un mio connazionale mi ha chiamato per caricare dell\u2019eco-pelle su un furgone. Conoscevo bene la pelle, a Dakar la lavoravo. Il proprietario mi ha notato perch\u00e9 ha visto che sapevo come maneggiarla, e inoltre ero robusto e lavoravo molto, e mi ha quindi offerto di andare con lui, ogni tanto, a dargli una mano. Ho iniziato cos\u00ec a lavorare per il suo magazzino: consegne per i banchi di diversi mercati, nella zona nord di Torino. \u00c8 stata l\u2019occasione per iniziare una vita normale, e abbandonare finalmente la cerchia dei vu\u2019 cumpr\u00e0. Per tre anni ho lavorato per 10\/12 ore al giorno, ma mi \u00e8 servito per trovare una stabilit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Finalmente in regola.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>No, invece: tutto in nero, non avevo neppure il permesso di soggiorno. Nel 2007 sono partito per l\u2019Italia con un visto per trenta giorni: scaduto quello, non ero pi\u00f9 in regola, ero clandestino<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Clandestino per quattro anni!?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Di pi\u00f9: ho iniziato nel 2012 la pratica per il permesso di soggiorno, arrivato soltanto nel 2014. Sono stato irregolare per cinque anni: \u00e8 la vita che fa la maggior parte di noi. I pi\u00f9 fortunati sono quelli che hanno gi\u00e0 una famiglia e hanno beneficiato del ricongiungimento; per gli altri, vita da irregolari. Lo scorso settembre ho ottenuto il permesso di soggiorno permanente. Per la cittadinanza ci vogliono dieci anni, purtroppo devo \u2018scontare\u2019 il periodo di clandestinit\u00e0: sono residente soltanto dal 2014, devo perci\u00f2 attendere il 2024 per richiederla<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1210\" width=\"328\" height=\"437\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-768x1024.jpg 768w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-1152x1536.jpg 1152w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-1536x2048.jpg 1536w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/1-scaled.jpg 1919w\" sizes=\"auto, (max-width: 328px) 100vw, 328px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 stata la svolta verso il lavoro attuale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Il lavoro in magazzino \u00e8 terminato con il fallimento del proprietario, nel 2011. Ero di nuovo senza soldi e senza lavoro; avevo inviato tutti i miei risparmi alla mia famiglia, in Senegal, e ho ricominciato a vivere alla giornata. Per\u00f2 pianificando una vita diversa. Ho cercato \u201ccalzolai\u201d su Internet, ho preparato dei lavori in pelle, tovagliette o cose del genere, e ho iniziato a girare con questi campioni chiedendo se avevano bisogno di un ragazzo, dicendo che sapevo fare diverse cose. Dopo tanti rifiuti, uno di loro mi ha detto che mi avrebbe passato del lavoro extra, lasciando a me il relativo compenso. Cos\u00ec ho cominciato a fare il mio lavoro, facendo esperienza anche con altri calzolai: mi affidavano lavori che loro non erano in grado di fare<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cio\u00e8, tu eri pi\u00f9 qualificato di loro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Esatto<\/em> (sorride). <em>\u00c8 una bella soddisfazione. Sono riuscito a crearmi una rete lavorativa perch\u00e9 molti di loro facevano solo riparazioni, mentre io ero in grado di fabbricare scarpe, anche su misura, e borse, di cambiare cerniere e altro, lavori che magari i calzolai sanno fare, ma a cui rinunciano perch\u00e9 richiedono troppo tempo. A me il tempo non mancava, e mi sono detto che era meglio guadagnare poco, ma farlo onestamente. Anche se dovevo lavorare 10\/12 ore al giorno<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 stato detto che gli Africani hanno un rapporto diverso con il lavoro a seconda del Paese di provenienza. Per esempio, i ragazzi che chiedono soldi sulla porta dei supermercati sono in prevalenza nigeriani. \u00c8 vero?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>\u00c8 vero. Il motivo \u00e8 che l\u00ec sono le donne a lavorare, e vengono sfruttate dagli uomini. Le donne di strada sono in maggioranza nigeriane. \u00c8 brutto dirlo, ma \u00e8 cos\u00ec. E quelli davanti ai supermercati sono in prevalenza nigeriani. \u00c8 brutto perch\u00e9 nei supermercati ci andiamo anche noi, e vederli cos\u00ec non fa piacere. La gente ha cominciato ad andare via dal Senegal subito dopo l\u2019indipendenza, 50 anni fa. Per vivere l\u00ec devi essere un artigiano, o un agricoltore, o un pescatore. Il territorio \u00e8 ricco di risorse, ma vengono sfruttate da pochi ricchi, il popolo veniva tenuto nell\u2019ignoranza, soprattutto i lavoratori delle campagne: la verit\u00e0 \u00e8 venuta fuori solo dopo diverse manifestazioni di piazza. Per\u00f2 \u00e8 tutta gente abituata a lavorare, e quando vengono in Europa lavorano sul serio. \u00c8 difficile che tu veda un senegalese che chiede l\u2019elemosina: piuttosto, come ho fatto io, va a vendere illegalmente, ma il denaro vogliono guadagnarselo<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Torniamo a noi: come hai trovato questo locale, per aprire la tua attivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nel 2014, appena ricevuto il permesso di soggiorno, sono andato in Senegal, perch\u00e9 nel frattempo era mancato mio padre. Non ci siamo visti per sette anni e quando \u00e8 mancato io non c\u2019ero<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tu gli devi molto: \u00e8 stato lui ad insegnarti il mestiere con cui oggi ti guadagni da vivere\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cS\u00ec, era bravissimo<\/em> (Modou lo dice con un\u2019espressione di orgoglio ed affetto). <em>Era felice che io facessi questo lavoro, perch\u00e9 a noi piace: oltre che darci da vivere, ci diverte, lo facciamo con passione. Passati due mesi a Dakar, sono tornato e ho cominciato a lavorare come apprendista. Dopo un anno, il titolare mi ha proposto un part time, per pagarmi di meno, allora ho deciso di cercare un locale per mettermi in proprio. L\u2019agenzia immobiliare mi ha proposto questo: la zona mi piaceva, con banche, ospedali, uffici, poca concorrenza. Ho iniziato nel gennaio del 2016. Questo era un parrucchiere, prima, quindi non c\u2019era nulla; alcuni colleghi mi hanno venduto i macchinari, che ho pagato un po\u2019 alla volta. Non avevo presse, n\u00e9 cucitrici, gran parte del lavoro lo facevo a mano. Avevo solo questo banco da lavoro, che ha pi\u00f9 di vent\u2019anni, ma \u00e8 ancora in ottimo stato: con questo riesco a fare molte cose. Ho una buona clientela, che sta crescendo perch\u00e9 molti calzolai della zona stanno chiudendo, qualcuno anzi manda i suoi vecchi clienti da me, quindi lavoro ce n\u2019\u00e8<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai ancora problemi di razzismo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>S\u00ec, devo ammettere che il razzismo c\u2019\u00e8. Ci vuole tanta pazienza, cerchi di non fare caso a certe cose, e vai avanti<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La tua famiglia? Tua madre \u00e8 ancora in vita? Quanti siete?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>S\u00ec, mia madre c\u2019\u00e8 ancora, si chiama Mariem, \u00e8 il nome che ho scelto per questo negozio. Siamo nove fratelli, sei maschi e tre femmine. Uno \u00e8 gi\u00e0 qui con me; mi piacerebbe farli venire tutti, ma non \u00e8 ancora possibile, per il momento. La vita \u00e8 molto cara, a Dakar: prodotti come la carne o la Coca Cola costano pi\u00f9 di qua, e non ce la fai, se non hai un buon lavoro, o se non lavori nel Governo<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 il profumo che ti ricorda Dakar?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Mi viene in mente l\u2019odore del karit\u00e9, che da noi viene usato per diverse cose, per il corpo, per i capelli. Oggi le donne hanno altre esigenze, ma una volta il karit\u00e9 era usato tantissimo. Si ottiene dai noccioli di una pianta, poi bolliti e trasformati in una pasta da cui si ottiene il burro di karit\u00e9. C\u2019\u00e8 un\u2019azienda italiana che lo acquista dal Senegal per farne cosmetici<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai un sogno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Il mio sogno era di avere un\u2019attivit\u00e0 in proprio, e finalmente ci sono riuscito. Ma quando realizzi un sogno, subito ne nasce un altro: il mio, adesso, \u00e8 quello di mettere in piedi una piccola azienda per la produzione di calzature e la fornitura di cinture con fondine per le forze dell\u2019ordine. Vorrei poter assumere dei dipendenti e magari riuscire anche a realizzare una grande azienda in Senegal<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E quindi torneresti in Senegal?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Non \u00e8 detto. Potrei anche gestirla da qui. Potrei affidarla a fratelli ed amici, che cos\u00ec non avrebbero bisogno di lasciare il Senegal per vivere. Se qualcuno inizier\u00e0 a portare qualche attivit\u00e0 produttiva nel Paese, i giovani non si sentiranno costretti a salire su un barcone e a rischiare di morire per riuscire a venire in Europa, senza la minima certezza di una vita normale. Sono tanti, qui, quelli che non fanno niente, che non riescono neppure a mangiare! In Senegal ci sono pochissime aziende che producono, anche la pesca non rende pi\u00f9 come una volta, c\u2019\u00e8 sempre meno pesce, e in pi\u00f9 ci sono problemi sempre maggiori di acque territoriali: i pescherecci devono spingersi fino in Mauritania e anche l\u00ec ci vogliono permessi, che costano<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Molti Italiani si chiedono per quale motivo rischiare la vita per venire qui, dove non c\u2019\u00e8 lavoro. \u00c8 difficile mettersi nei panni di chi lascia il proprio Paese per sognare una vita dignitosa. Il problema sono proprio i sogni, mi pare\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Gi\u00e0, i sogni e la visione del mondo. Se in Senegal vedi nei film bei palazzi, macchinoni, persone ricche, tanto lavoro, pensi di partire e di poter riuscire a fare qualcosa, qualsiasi cosa. Da qui, viceversa, del Senegal si vedono povert\u00e0, criminalit\u00e0, malattie, e non si vedono i ricchi, che da l\u00ec non si spostano perch\u00e9 stanno bene. Ma tanti ragazzi poveri che non riescono a lavorare, neanche un poco, pensano \u2018Piuttosto muoio in mare, ma non resto qui a fare niente\u2019!<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quindi sono consapevoli di poter morire?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>S\u00ec, certo. Chi va in mare \u00e8 triste, sa che \u00e8 molto pericoloso, tutti lo sanno bene: sanno che anche il viaggio a piedi nel deserto, fino in Libia, \u00e8 molto pericoloso. Ho visto partire tanti ragazzi, prima di me: molti prendevano il mare perch\u00e9 costava meno, ma io mi sono rifiutato. Salire in duecento su un barcone che non pu\u00f2 portarne pi\u00f9 di trenta, porta ad un rischio di affondare enorme. Sono morti tantissimi ragazzi, in questo modo<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Forse i ragazzi che qui fanno la fame si vergognano di dire la verit\u00e0 alle proprie famiglie. \u00c8 pi\u00f9 facile dire \u201csto bene\u201d. Tu hai avuto questo problema?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Sapevano solo in parte. Se dici la verit\u00e0, li fai star male inutilmente, perch\u00e9 non potrebbero comunque venire ad aiutarti. Un visto costa dai cinque ai diecimila euro: devi pagare per dimostrare che hai un lavoro e un conto in banca. Io ho pagato perch\u00e9 ero un artigiano, e mi hanno dato il visto perch\u00e9 io tornassi: \u00e8 un modo per cercare di non perdere persone che possono produrre. Concedere il visto a chi mostra di non aver alcuna intenzione di ritornare significa perderlo definitivamente<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi sei sposato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>S\u00ec, ci siamo sposati nel gennaio 2017, un anno dopo aver aperto il negozio, e in ottobre sono diventato pap\u00e0. Saliou \u00e8 nato in Senegal: quando sono tornato qui ho avviato subito la pratica per il ricongiungimento familiare, ma sulla richiesta c\u2019era soltanto il nome di mia moglie Ndjoba, quindi nostro figlio \u00e8 rimasto a Dakar, con la nonna. Qui abbiamo la nostra bimba di quindici mesi, che si chiama Mariam, come mia madre. Un nome che suona bene, e poi io voglio molto bene a mia madre. La piccola \u00e8 nata qui, al Sant\u2019Anna: \u00e8 torinese<\/em> (ride). <em>Cammina e parla, \u00e8 una gran chiacchierona<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In Europa la parola \u201cDakar\u201d viene associata alla corsa Parigi-Dakar. Come la vivevate, voi senegalesi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Per noi ragazzini era una festa, andavamo sempre a vedere quelle macchine che avevano attraversato il deserto. Alcuni regalavano l\u2019auto ad amici del posto, o la vendevano a poco prezzo, per non dover fare il viaggio di ritorno. Non ricordo proteste da parte dei senegalesi: da noi \u00e8 molto importante la \u2018teranga\u2019. \u00c8 un termine difficilmente traducibile, nella lingua wolof significa accoglienza, ospitalit\u00e0, ma in realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: significa considerare l\u2019ospite come un valore che arricchisce. C\u2019\u00e8 sempre, nei senegalesi, la curiosit\u00e0 di conoscere chi viene da un altro Paese, parla un\u2019altra lingua ed \u00e8 diverso da loro. Una parola preziosa, per noi, perch\u00e9 rappresenta il buono. tutte le cose buone sono \u2018teranga\u2019: se offri qualcosa di buono, tu hai fatto una \u2018teranga\u2019. Alla fine, posso dire che \u00e8 stata dura, molto, anche perch\u00e9 non parlavo italiano e neppure francese, parlavo solo il Wolof, perch\u00e9 dovevo lavorare e mi ero fermato alle scuole elementari, non ho potuto studiare il francese. Eravamo poveri, e mio padre faceva fatica a mantenerci tutti, perci\u00f2\u2026<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come hai imparato l\u2019italiano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Mio cugino aveva sempre la televisione accesa: ascoltavo, mi segnavo parole di cui non conoscevo il significato. Nell&#8217;estate del 2007 mi sono iscritto ad una scuola serale, all\u2019Istituto Parini, e gi\u00e0 in sei mesi ero migliorato. Con gli amici parlavo italiano, ma a loro non piaceva molto: \u2018Noi siamo senegalesi, devi parlare senegalese\u2019. Ma nella mia testa, io mi dicevo che se volevo restare qui e lavorare qui, dovevo imparare bene la lingua, \u00e8 importante. Ho trovato gente che mi ha aiutato, mi correggeva dove sbagliavo, mi ha insegnato parole nuove, e questo aiuta<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Insomma, per realizzare i tuoi sogni hai pagato, in tutti i sensi. Prima il visto, poi hai pagato con le sofferenze dei primi anni, altri soldi per il permesso di soggiorno\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Un giorno, durante una retata, volevano mettermi insieme ad alcuni ragazzi che conoscevo e che sapevo che spacciavano. Alla fine \u00e8 arrivato un superiore, che mi ha chiesto chiarimenti sulla mia abitazione: quando ha capito che non c\u2019entravo nulla, mi ha detto di cambiare, di andare ad abitare altrove perch\u00e9 quella era una brutta zona. Adesso abito qui accanto<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riteniamo giusto concludere con le sue stesse parole:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Vedi, se hai avuto una buona educazione cerchi sempre di scegliere la strada pi\u00f9 onesta e dignitosa, per fare qualcosa di buono. All\u2019inizio ti dicono che spacciare \u00e8 facile e rende di pi\u00f9, ma tu non lo fai, perch\u00e9 ti hanno insegnato a non fare nulla che possa far del male ad altri<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marco Gambella<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"678\" src=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-1024x678.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1211\" srcset=\"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-1024x678.jpg 1024w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-768x508.jpg 768w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-1536x1017.jpg 1536w, http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2-2048x1356.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teranga: \u201cIn lingua Wolof, significa accoglienza, ospitalit\u00e0, ma in realt\u00e0 \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: significa considerare l\u2019ospite come un valore che arricchisce\u201d. 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