{"id":1093,"date":"2021-11-28T11:24:18","date_gmt":"2021-11-28T11:24:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=1093"},"modified":"2021-11-28T11:34:09","modified_gmt":"2021-11-28T11:34:09","slug":"non-mi-sono-mai-fermato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/societa\/non-mi-sono-mai-fermato\/","title":{"rendered":"&#8220;Non mi sono mai fermato&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u201cTutto il nostro lavoro non esiste: ufficialmente il Niger vende soltanto l\u2019uranio, ma non siamo noi a fare il prezzo. In massima parte i nostri prodotti finiscono in Francia. Non abbiamo rendite, insomma. Chi pu\u00f2, se ne va via\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mahamane ha 63 anni e arriva dal Niger, nel cuore dell\u2019Africa subsahariana, Paese in posizione difficile, crocevia nei secoli delle carovane che attraversavano il deserto, diventato negli ultimi anni il rifugio dei ribelli di Boko Haram. Di etnia Houssa, nel lontano 1981 ha vinto una borsa di studio ed \u00e8 venuto a studiare al BIT, il Bureau International du Travail, l\u2019organismo di Corso Unit\u00e0 d\u2019Italia che dal 1964 si occupa della formazione dei dirigenti dell\u2019ONU e che da una decina d\u2019anni ha assunto il nome di ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro. Ha frequentato uno stage per la specializzazione al lavoro nelle miniere di uranio, poi ha studiato gli effetti della radioattivit\u00e0 lavorando nelle miniere del Niger, della Vandea e nelle vicinanze di Lione. Dopo aver ottenuto la qualifica di <em>agent de ma\u00eetrise<\/em>, cio\u00e8 caporeparto, Mahamane ha deciso di rimanere a Torino per frequentare un corso di programmazione. Inizia con lavoretti provvisori, trovati frequentando una palestra e facendosi degli amici che gli fornivano un supporto, anche morale. Dal 1988 diventa rappresentante del Folletto per dieci anni, quindi coglie l\u2019occasione di guidare un furgone, con il quale correva ai Mercati Generali, per caricare frutta e verdura che trasportava poi in Valle d\u2019Aosta e Liguria. Le provvigioni del Folletto gli avevano comunque gi\u00e0 reso abbastanza da potersi permettere l\u2019acquisto di una casa, in cui vive tuttora con la sua compagna italiana. E a Torino si \u00e8 anche avvicinato alla fede Buddista. Dopo un paio d\u2019anni, un amico che trasportava materiale elettrico gli lascia il suo posto. In quel periodo l\u2019Artigianato offriva buoni incentivi ai piccoli imprenditori, cos\u00ec Mahamane ottiene un prestito per l\u2019acquisto di un camion pi\u00f9 grosso e si iscrive all\u2019Albo degli Autotrasportatori. Quando un amico (un altro!) gli chiede di aiutarlo nella sua attivit\u00e0 di sgombero di cantine e solai, inizia a recuperare montagne di rifiuti di metallo ed altro, che rivende ai ferrivecchi, attivit\u00e0 per la quale \u00e8 iscritto al Registro provinciale dei Gestori dei Rifiuti solidi urbani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lasciamo che sia lui a raccontarci la sua vita. Nonostante sia in Italia da quarant\u2019anni, Mahamane parla un italiano imperfetto, con un forte accento francofono, \u201c<em>perch\u00e9 sono un autodidatta<\/em>\u201d, precisa sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mahamane, cosa ti ricordi del periodo passato nelle miniere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il lavoro nelle miniere di uranio \u00e8 molto duro; la borsa di studio mi era stata assegnata per aver vinto un concorso statale. Scopo dello stage era acquisire la padronanza del lavoro in tutti i suoi aspetti: dagli impianti elettrici, ai motori, alla gestione delle macchine di movimento terra, a tutti i possibili macchinari. A fine giornata bisognava consegnare il badge che ognuno portava sugli abiti, che veniva analizzato in laboratorio e che indicava il livello di radiazioni assorbite: se eccedeva un certo limite, il dipendente doveva essere sospeso dal lavoro. Questa precauzione spesso non veniva osservata, per esigenze di produzione, e la cosa era inquietante. L\u2019assenza del rispetto per la salute dei lavoratori fu una delle principali ragioni che mi spinsero a non proseguire nel settore dell\u2019estrazione dell\u2019uranio e rimanere qui a Torino. A quel tempo passavano giorni prima di vedere uno straniero, in questa citt\u00e0: spesso ci invitavano a cena, per curiosit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quindi, hai cominciato a lavorare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>In quegli anni c\u2019era il boom dei corsi di programmazione Cobol. Io avevo qualche difficolt\u00e0 per problemi di lingua e, dovendo anche mantenermi, ho cominciato a lavorare: la vendemmia, la raccolta delle mele a Canale d\u2019Alba, o a montare i banchi al mercato di piazza Bengasi, tutti lavori che mi ero procurato frequentando una palestra di arti marziali. Ho fatto anche del volontariato, alle Molinette e al CTO: facevo le notti per assistere i malati, per chi non poteva permettersi un infermiere di notte. Era l\u2019ambulatorio di un\u2019associazione in via Cuneo a Nichelino, dove abitavo allora, che si chiamava \u201cVolontari di primo soccorso\u201d, a mandarci a fare assistenza a domicilio o nelle scuole, per l\u2019accompagnamento dei disabili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai avuto problemi con il razzismo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mah, qualche episodio, ma problemi grossi mai. Forse perch\u00e9 ero preparato, e non davo retta alle provocazioni, e un po\u2019 perch\u00e9 dovevo lavorare e non avevo tempo da perdere. Comunque, nel 1988 cominciai a vendere il Folletto, l\u2019aspirapolvere. Guadagnavo bene, mi sono sistemato e ho potuto comprarmi la casa. Anche perch\u00e9 nel frattempo facevo altro: muratore, manovale, andavo a spalare la neve (facevo parte delle squadre di spalatori del Comune, mi mandavano in piazza Vittorio), non mi sono mai fermato. Ho anche avuto fortuna, diciamolo. Nel 1997, il concessionario che mi aveva venduto l\u2019auto che usavo come rappresentante, aveva un furgone che non riusciva a vendere, e mi sono offerto di utilizzarlo. Ho pagato l\u2019assicurazione e partivo alle quattro del mattino per andare a caricare frutta e verdura ai Mercati Generali, per poi portarla in Val d\u2019Aosta o in Liguria. Alle dieci avevo finito e ricominciavo a vendere i Folletto. E intanto mi sono iscritto all\u2019Albo degli Autotrasportatori. Nel 1999 la CNA, che finanziava i giovani imprenditori, mi ha accordato un prestito a tasso zero, con cui ho acquistato un furgone nuovo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Insomma, non ti fermavi mai\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poco tempo dopo, un altro degli amici della palestra, che faceva trasporti per conto proprio, mi disse che suo padre, andando in pensione, gli lasciava l\u2019azienda da portare avanti, un\u2019azienda di commercio di vini. Mi sugger\u00ec di andare a chiedere all\u2019azienda per cui lavorava se potevo sostituirlo, e cos\u00ec feci. Trasportavo cavi elettrici. Ma non \u00e8 finita. Un giorno, un amico mi chiese aiuto per trasportare del metallo da portare a rivendere da un ferrivecchi. Era lo sgombero di un alloggio: da allora mi occupo anche di sgomberare cantine e solai, rivendendo a peso il metallo che ne ricavo, insieme agli scarti di rame dell\u2019azienda per cui gi\u00e0 lavoravo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Direi che \u00e8 tutto molto faticoso. A che ora ti alzi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alle cinque sono gi\u00e0 in piedi. Faccio la consegna e alle nove sono libero di andare in giro, a caricare per il giorno dopo. Di solito giro nell\u2019astigiano. Una vita non facile, certo. Ogni tanto capita qualcuno che fa il furbo, che fa commenti un po\u2019 cattivi, che ti nega il lavoro, succede. Basta non reagire alle provocazioni. Ho avuto anche un dipendente, cinque o sei anni fa, ma \u00e8 una cosa molto difficile da gestire: anche se i soldi entrano, pagare regolarmente uno stipendio e i contributi diventa pesante, e allora ho rinunciato. Guadagno di pi\u00f9 facendo tutto da solo. Sono addirittura riuscito a comprarmi un secondo camion, pagandolo 500 euro al mese. Da qualche anno ho anche, finalmente, la cittadinanza italiana. \u00c8 stato un po\u2019 complicato, perch\u00e9 i documenti dovevano passare dal Niger alla Costa d\u2019Avorio, perch\u00e9 non esisteva l\u2019ambasciata italiana, poi tornare in Niger per la traduzione, e poi da qui dovevano passare di nuovo per Abidjan, e cos\u00ec via.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 oggi la vita nel Niger?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le truppe italiane sono in Niger per cercare di regolare il flusso migratorio nel deserto. Poi ci sono tedeschi, americani, truppe internazionali: sono stanziate nel deserto per presidiare il nulla, un accordo politico e basta. L\u2019Italia ha una convenzione con il Niger per la formazione militare, prima all\u2019Accademia Militare di Modena, e poi qui, alla Scuola d\u2019Applicazione di Torino. Le materie prime pi\u00f9 diffuse sono uranio, oro e petrolio. Ma come succede per tutti i Paesi africani, e soprattutto per le ex colonie francesi, ai nigerini non rimangono che le briciole, di queste materie prime. La Francia ha un sistema di sfruttamento basato sul franco CFA, che viene stampato in Francia, e su un sistema di tassazione che svuota le casse del Paese. Ma anche Americani e Tedeschi non sono da meno. Il petrolio che si estrae in Niger \u00e8 sempre finito altrove, principalmente nelle raffinerie del Benin, e rientrava come importazione del prodotto finito. Negli anni duemila, il presidente Mamadou Tandja ha detto basta, e ha commissionato ai Cinesi la costruzione di una raffineria. Il risultato \u00e8 stato che i Cinesi (che hanno anche installato la fibra ottica, come in buona parte dell\u2019Africa) si riservano una quota di petrolio e se lo portano via: se avanza un\u2019eccedenza, resta in Niger e viene rivenduta, altrimenti nulla. Ma \u00e8 tutto il nostro lavoro, che non esiste: ufficialmente si vende soltanto l\u2019uranio, ma non siamo noi a fare il prezzo. In massima parte i nostri prodotti finiscono in Francia. Non abbiamo rendite, insomma. Chi pu\u00f2 se ne va via. \u00c8 chi lavora per le multinazionali, a guadagnare bene: quando andavo in Niger per lo stage dell\u2019ONU, avevamo uno stipendio esagerato. Eravamo nel deserto e c\u2019erano supermercati con i prezzi europei, non tutti potevano andarci a far la spesa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da dove vieni, di preciso? Com\u2019\u00e8 la situazione per quanto riguarda la guerra con le truppe jihadiste? E per il Covid-19?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>La mia citt\u00e0 \u00e8 Maradi, 120.000 abitanti, la capitale economica del Niger. Ogni tanto sono andato a trovare la mia famiglia, ma \u00e8 anche capitato che per lunghi periodi, anni, ho rinunciato: loro si aspettano che io sia diventato ricco, in Europa, invece ho sempre guadagnato il minimo necessario per vivere e mantenermi. Il Paese \u00e8 tranquillo: non c\u2019\u00e8 la guerra, ma dalle frontiere con il Mali, il Ciad e la Nigeria, sconfinano le bande dei ribelli di Boko Haram, con cui ci sono spesso degli scontri a fuoco. Per quanto riguarda la situazione sanitaria, nel Niger non c\u2019\u00e8 un\u2019emergenza vera e propria. S\u00ec, ci sono dei contagi, ma sono casi isolati e non si avverte una grande preoccupazione. Gli ospedali hanno goduto di una forte ristrutturazione negli ultimi anni, grazie anche all\u2019aiuto del governo belga. Mio fratello lavora nel laboratorio interno di un ospedale che produce le bombole di ossigeno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 il profumo che ti ricorda di pi\u00f9 il tuo Paese?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 quello dei pezzi di corteccia di un albero, che mia madre metteva sopra un braciere, per profumare l\u2019ambiente con l\u2019odore della loro resina.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, Mahamane onora con il suo lavoro un saggio proverbio del Niger: \u201c<em>Mettiti in cammino anche se l&#8217;ora non ti piace. Quando arriverai l&#8217;ora ti sar\u00e0 comunque gradita<\/em>\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTutto il nostro lavoro non esiste: ufficialmente il Niger vende soltanto l\u2019uranio, ma non siamo noi a fare il prezzo. In massima parte i nostri prodotti finiscono in Francia. Non abbiamo rendite, insomma. Chi pu\u00f2, se ne va via\u201d. 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