{"id":1087,"date":"2021-11-28T11:11:33","date_gmt":"2021-11-28T11:11:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/?p=1087"},"modified":"2021-12-05T08:31:41","modified_gmt":"2021-12-05T08:31:41","slug":"perche-devo-sempre-giustificarmi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.emporioglobale.it\/blog\/uncategorized\/perche-devo-sempre-giustificarmi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 devo sempre giustificarmi?"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201c<em>Per una bambina \u00e8 difficile capire comportamenti che ci mettono in una scatoletta da cui non possiamo uscire, ed \u00e8 pesante dover sempre dimostrare che non siamo persone cattive<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Oggi dialoghiamo con Annalisa, 20 anni: lei e sua sorella sono nate a Torino, al S. Anna, da una famiglia di origine rumena, e vivono ad Airasca da quando lei ne aveva 5. Una ragazza come tante: ha praticato diversi sport in passato, un po\u2019 di danza, ama cantare e sa suonare la chitarra. Oggi non svolge particolari attivit\u00e0, anche per via del periodo di isolamento che viviamo tutti, e frequenta il primo anno della Facolt\u00e0 di Psicologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla domanda sui rapporti con gli amici ed i compagni di scuola, emerge la rabbia repressa: ha sempre risentito di quella sorta di diffidenza che si riserva a chi viene dall\u2019Europa dell\u2019Est. Non \u00e8 stato facile, per Annalisa, tirar fuori le parole adatte a spiegare i suoi sentimenti: pi\u00f9 volte \u00e8 stata costretta ad interrompersi, con la voce rotta dall\u2019emozione.<\/p>\n\n\n\n<p>Pap\u00e0 Liviu e mamma Gabriela sono partiti da Bac\u0103u, citt\u00e0 orientale ai confini con la Moldavia, nel 1998, quindi ben dopo la rivoluzione del 1989, che in seguito all\u2019abbattimento del Muro di Berlino aveva visto il popolo rumeno rovesciare la dittatura di Ceausescu. Hanno dovuto arrangiarsi, come tutti coloro che vengono qui a cercare fortuna: prima lavori irregolari e provvisori, che pian piano sono diventati stabili, ma quante difficolt\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Per lei e la sorella maggiore Evelyn, la fatica quotidiana di dover dimostrare di essere brave ragazze, perch\u00e9 ad ogni piccola sparizione era normale che gli sguardi si posassero sulle bambine immigrate, per giunta dall\u2019est, e arrivassero i soliti commenti di disapprovazione. La figura del migrante che viene dall\u2019Est Europa \u00e8 accostata a quella dei nomadi, malvisti fin da tempi remoti per paura di furti e borseggi, ed \u00e8 perci\u00f2 guardata con sospetto e diffidenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La Romania c\u2019\u00e8 ancora, nella sua famiglia: l\u00e0 sono rimasti tutti i parenti, e i viaggi per andare a trovarli sono sempre stati abbastanza frequenti, almeno una volta l\u2019anno. Solo ultimamente il legame si sta forse un po\u2019 allentando.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ti hanno mai raccontato di com\u2019era la vita, prima del 1989? Di Ceausescu, della sua <em>Securitate<\/em>, della rivoluzione di Timisoara?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Me lo raccontava nonna Iliana, diceva che si stava bene: tutte le famiglie avevano da mangiare e una casa. Nessuno aveva problemi di cibo, non esistevano senzatetto, n\u00e9 persone senza lavoro, perch\u00e9 non voler lavorare era considerato quasi un crimine. Per quanto riguarda la mancanza di libert\u00e0, certo, si percepiva quella sensazione di controllo costante da parte del governo, anche sulle linee telefoniche, ma erano abituati e non era un grande problema. La loro vita era quella, e non conoscendo molto di quella negli altri Paesi, tutto ci\u00f2 era considerato normale, andava bene cos\u00ec. Un aspetto particolare riguardava gli insegnanti: se si dimostravano particolarmente religiosi, non erano visti di buon occhio, e rischiavano conseguenze. Anche la tecnologia era limitata: per esempio, esistevano solo tre modelli di auto, di produzione interna e tutte della Dacia. C\u2019era un po\u2019 meno libert\u00e0, rispetto a noi, ma per esempio c\u2019era molta attenzione all\u2019abbigliamento e su come comportarsi in pubblico. \u00c8 vero, per\u00f2, che negli anni Novanta in Romania la povert\u00e0 era in forte crescita.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>I tuoi genitori sono quindi venuti in Italia per cercare fortuna\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Sono venuti qua perch\u00e9 in Romania c\u2019era il mito dell\u2019Italia, considerata un Paese ricco di opportunit\u00e0. Opinione diffusa, vent\u2019anni fa, per\u00f2 vedo che i miei parenti sono tuttora convinti che qui si viva nel lusso. In realt\u00e0 i miei avevano in mente di spostarsi presto nel Canada, altro Paese mito, in cui si pu\u00f2 vivere e guadagnare altrettanto bene. Mia madre Gabriela ha studiato legge, e quindi sarebbe diventata un avvocato. Mio padre Liviu era ufficiale nell\u2019esercito, anche di grado abbastanza alto, la sua famiglia aveva buone disponibilit\u00e0 economiche, tali da poter adottare una bambina: io ho una zia adottata. Mia nonna possedeva una pasticceria, era una donna indipendente, non sottoposta a mio nonno. L\u2019altra nonna aveva un\u2019azienda agricola, anche lei quindi autonoma e lavoratrice. I miei genitori sono quindi partiti non perch\u00e9 disperati, ma perch\u00e9 il mito del Paese ricco era una forte attrattiva: quando si \u00e8 giovani, \u00e8 facile prendere queste decisioni, per tentare di costruire un futuro migliore. Oggi mia madre ha un negozio di casalinghi e mio padre lavora come elettricista in un ospedale di Torino. In ogni caso, in Romania i miei genitori hanno lasciato molti parenti, quindi avevano le spalle coperte: in caso di fallimento, hanno sempre avuto la possibilit\u00e0 di ritornare. Ma oggi non ci pensano pi\u00f9: ormai la nostra vita \u00e8 qui, quindi non ci muoveremo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019impatto con la vita in Italia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Burrascoso (<em>sorride<\/em>), credo sia il termine pi\u00f9 appropriato. La Romania non faceva ancora parte dell\u2019UE, e la gente, che a colpo d\u2019occhio si accorgeva che non erano italiani, li trattava male, anche perch\u00e9 inizialmente non avevano documenti regolari. Ancora oggi vedo i miei genitori sforzarsi di dimostrare di non essere \u201c<em>i tipici rumeni<\/em>\u201d, di essere persone che lavorano e che si comportano bene. \u00c8 una cosa che ha avuto un forte impatto su di noi, fin da bambine. Tutte le persone rumene che conosciamo, hanno dovuto imparare ad elaborare in fretta le situazioni critiche, per poter sopravvivere. Come ho gi\u00e0 detto, lo facciamo anche noi: io ed Evelyn cerchiamo sempre, per istinto, di anticipare il pregiudizio delle persone che incontriamo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Spesso si dice che la scuola pu\u00f2 fare poco per i ragazzi, se la famiglia non collabora. Tu senti di aver ricevuto un\u2019educazione diversa dai tuoi coetanei?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>S\u00ec, sento una differenza, spesso grande, se parliamo di mentalit\u00e0, di obiettivi da raggiungere. Per esempio moltissimi genitori si sentono a proprio agio se gli amici dei propri figli danno loro del tu, cosa che a me riesce molto difficile, per una questione di rispetto. I miei genitori si mostravano infatti un po\u2019 infastiditi quando i nostri compagni di classe davano loro del tu. Per quanto non sembri importante, la cultura diversa crea persone diverse. Riguardo allo studio, fin da piccola non sapevo che esistessero scuole superiori diverse dal liceo, perch\u00e9 si dava per scontato che sarei finita a fare Medicina (<em>ride<\/em>). I miei genitori si sono impegnati al massimo perch\u00e9 io potessi permettermi l\u2019Universit\u00e0 come hanno fatto loro. Questo mi ha aiutato moltissimo, rispetto ai miei coetanei che devono convincere i propri genitori: ho un amico che studia Filosofia grazie alla sorella maggiore che gli paga le tasse universitarie, perch\u00e9 i genitori sono contrari e considerano gli studi superiori una perdita di tempo. I miei mi hanno inoltre insegnato, e da qui l\u2019amarezza per l\u2019atteggiamento di chi sospetta di noi, soprattutto ad essere onesti. \u00c8 proprio una questione di mentalit\u00e0. Nonna Iliana mi raccontava che in Romania il furto era considerato molto grave: c\u2019era un forte senso di <em>comunit\u00e0<\/em>, e rubare significava tradire la comunit\u00e0 in cui si viveva. In generale, i miei genitori ci hanno educate separando i contesti rumeno e italiano: nella loro testa c\u2019\u00e8 una mentalit\u00e0, in Italia invece devi comportarti in modo diverso perch\u00e9 le persone intorno a te si comportano in modo diverso. Hanno dovuto lasciare a casa la cultura della comunit\u00e0.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>I tuoi rapporti con amici e compagni?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Normali, ma i pregiudizi vengono fuori. Molti mi hanno detto \u201cAvevo dei pregiudizi, e conoscendoti ho cambiato idea\u201d. Non ci sono particolari ricordi spiacevoli, ma piccole esperienze che comunque insegnano. (<em>Qui Annalisa deve fare una pausa, parla a fatica, si vede bene la rabbia che sale dalle profondit\u00e0 dell\u2019animo per il passato difficile<\/em>) Fin da piccole ci siamo sentite giudicate, ogni volta che spariva qualcosa tutti guardavano noi. Col tempo, ho imparato che la gente, incontrandoci, si metteva istintivamente in guardia. Ogni volta che, per qualsiasi ragione, dovevo precisare di avere origine rumena, mi sembrava quasi di dover confessare qualcosa, di dovermi giustificare. Abbiamo sempre dovuto costantemente dimostrare di essere oneste. Non conoscendo altri contesti, sono cresciuta pensando fosse normale: solo col tempo ho capito che i pregiudizi arrivavano dal fatto che i miei genitori venissero da un Paese considerato povero.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><em>Annalisa parla di geopolitica, di blocchi occidentale e orientale<\/em>.<strong> Quando \u00e8 finita la Guerra Fredda, con il crollo del Muro del 1989, tu ancora non eri nata.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>S\u00ec, \u00e8 vero, ma \u00e8 Storia, l\u2019abbiamo studiata, e soprattutto le ripercussioni sulla mia famiglia sono state forti: io vivo le contrapposizioni di allora sulla mia pelle, ancora oggi. Per mia sorella, di due anni pi\u00f9 grande, \u00e8 stato ancora pi\u00f9 difficile. Quando siamo arrivati ad Airasca lei iniziava la scuola, e a sette anni ha dovuto imparare ad interagire con persone che la trattavano male solo per le sue origini, oppure cambiavano opinione non appena ne venivano a conoscenza. Per una bambina \u00e8 difficile capire comportamenti che ci mettono in una scatoletta da cui non possiamo uscire, ed \u00e8 pesante dover sempre dimostrare qualcosa.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>La paura del diverso.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>C\u2019\u00e8 un altro aspetto che dimostra il pregiudizio, e che di solito viene sottovalutato. A mia sorella, quando \u00e8 arrivata alle elementari, \u00e8 capitato di sentirsi dire \u201cNell\u2019altra classe c\u2019\u00e8 una bambina rumena, sicuramente la conosci, si chiama Patricia\u201d. Anche a me \u00e8 capitato spesso, negli anni. Quel \u201c<em>sicuramente la conosci<\/em>\u201d fa capire che tutti noi dovremmo essere fatti allo stesso modo, e che si dia per scontato che dovremmo conoscerci fra noi per il solo fatto di essere Rumeni, anche quando non abbiamo nulla in comune.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Ma come fa, la gente, a capire che non siete di origine locale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Non lo so, per\u00f2 dicono che si capisca. \u00c8 un problema per\u00f2 che alcune amiche provenienti dalla Spagna e dalla Gran Bretagna non sentono: perch\u00e9 essere Inglesi o Spagnoli, in Italia, \u00e8 considerata una cosa interessante. Il problema non \u00e8 quindi l\u2019essere straniero, bens\u00ec il provenire da Paesi poveri o a rischio. Non so se mi spiego: il pregiudizio lavora in entrambi i casi, ma da una parte sembra che sia quasi motivo d\u2019orgoglio accogliere stranieri, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 diffidenza. Comunque i nostri rapporti con la Romania rimangono vivi, quando eravamo piccole andavamo pi\u00f9 spesso, per un mese o pi\u00f9, ora pi\u00f9 di rado. Io stessa parlo abbastanza bene il rumeno. Ricordo il profumo di un piatto tradizionale, la \u201c<em>mancarica<\/em>\u201d, una zuppa a base di peperoni, che di solito viene servito alle feste. Ogni volta che sento l\u2019odore dei peperoni, mi torna in mente. Per\u00f2, forse sembrer\u00e0 strano, ma non mi sento n\u00e9 italiana n\u00e9 rumena: se qui la gente mi tratta da straniera, anche in Romania mi considerano \u201citaliana\u201d. Insomma, non appartengo a nessun luogo.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Siete ortodossi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>S\u00ec, io e mia sorella non siamo credenti, ma ci hanno educate da ortodosse. Quando da piccole andavamo in Romania, i nonni, molto devoti, ci facevano pregare a lungo: ricordo che ogni sera dovevamo pregare per almeno un\u2019ora. Credo che crescere da ortodosse abbia avuto su di noi una grandissima influenza. Per noi \u00e8 pi\u00f9 facile osservare il Cattolicesimo \u201cdal di fuori\u201d e confrontarlo con altre fedi: quando io penso alla religione, mi viene spontaneo pensare a ortodossi e cattolici insieme. I ragazzi italiani danno invece per scontata la propria religione, e soltanto dopo viene tutto il resto\u2026<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><strong>Hai un sogno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Aiutare le persone (<em>qui Annalisa non riesce a parlare per l\u2019emozione<\/em>). Ho sempre avuto la sensazione di essere lievemente in difetto, nei confronti degli altri, di essere partita pi\u00f9 indietro, in questa \u201cgara\u201d della vita, rispetto alla linea di partenza: vorrei aiutare le persone che sono partite molto pi\u00f9 indietro di me. Nonostante le difficolt\u00e0 di cui ho parlato, mi considero fortunata, perch\u00e9 non sono di colore, non arrivo da un Paese del terzo mondo, non ho particolari disabilit\u00e0. Sono fortunata, per quanto io sia una donna, per quanto non sia di origini italiane. Mi sono infatti resa conto che ci\u00f2 che ho sub\u00ecto in tutti questi anni, veniva anche dal semplice fatto di essere donna, e che un maschio forse avrebbe avuto meno problemi. Perch\u00e9 le donne, tuttora, nel 2021, subiscono parecchie discriminazioni e sono oggetto di molti pregiudizi.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Come ci insegnava gi\u00e0 Platone, chi trascorre l\u2019intera vita potendo vedere un solo tipo di realt\u00e0 senza avere modo di paragonarla con altro, difficilmente coglie quanto possa essere limitata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto di Annalisa ci dimostra quanto sia facile, per un uomo senza scrupoli, cavalcare il pregiudizio stuzzicando gli istinti primordiali della natura umana, la paura dell\u2019estraneo, e ci spiega molto bene il meccanismo che nei primi decenni del secolo scorso ci ha portati alla follia dell\u2019Olocausto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Annalisa pongono noi Italiani di fronte alle nostre responsabilit\u00e0, ancora una volta: la diffusione del pregiudizio, oggi sempre pi\u00f9 forte, e la mancanza di quel senso di \u201ccomunit\u00e0\u201d che, certo, in Romania era forse imposto pi\u00f9 che sentito, ma che permetteva a tutti di avere una casa e del cibo, ci rende colpevoli di un danno enorme. Stiamo allevando una generazione di individui che, invece di considerarsi orgogliosamente cittadini del mondo, sentono, per usare le sue parole, di \u201cnon appartenere a nessun luogo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPer una bambina \u00e8 difficile capire comportamenti che ci mettono in una scatoletta da cui non possiamo uscire, ed \u00e8 pesante dover sempre dimostrare che non siamo persone cattive\u201d. &nbsp;Oggi dialoghiamo con Annalisa, 20 anni: lei e sua sorella sono nate a Torino, al S. 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